la svolta
Una tregua di due settimane, la riapertura dello Stretto di Hormuz, i colloqui di pace: cosa prevede l'accordo tra Usa e Iran
La mediazione del Pakistan e l'intervento della Cina su Teheran ha fermato l'escalation. Ma gli ayatollah cantano vittoria: "Abbiamo vinto". Il petrolio già del 10%
Sul ciglio dell'abisso, le armi tacciono. Il presidente statunitense Donald Trump ha bloccato in extremis un’offensiva militare di vasta portata contro l’Iran, annunciando una tregua di due settimane.
Non si tratta di una pace duratura, bensì di un cessate il fuoco condizionato a un diktat geopolitico ed economico inequivocabile: Teheran deve garantire la riapertura “completa, immediata e sicura” dello Stretto di Hormuz.
L’intesa è maturata sotto la pressione di un ultimatum dal sapore apocalittico. Nelle ore precedenti l’annuncio, la Casa Bianca aveva minacciato attacchi sistemici contro centrali elettriche e infrastrutture civili, mentre Trump è arrivato a evocare la possibile morte di “un’intera civiltà” nel corso della notte. Una grammatica politica dell’estremo, in cui il negoziato non è presentato come compromesso, ma come unica alternativa all’annientamento.
La minaccia si era già tradotta in azione. Alla vigilia della scadenza dell’ultimatum, gli Stati Uniti hanno intensificato i raid colpendo l’isola di Kharg, cuore dell’export petrolifero iraniano. Le bombe americane, affiancate da operazioni israeliane contro la rete logistica militare, hanno centrato anche due ponti e una stazione ferroviaria, sollevando seri interrogativi legali sul confine tra obiettivi militari e infrastrutture civili. L’obiettivo di Washington era chiaro: dimostrare a Teheran di poter paralizzare il sistema economico senza, per ora, demolirne l’intero comparto energetico.
La tv di stato iraniana parla dell’"umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana. Trump ha accettato le condizioni dell’Iran per la guerra». I media iraniani quindi aggiungono che Trump ha accettato le condizioni dell’Iran per mettere fine alla guerra e annunciato un cessate il fuoco di due settimane.
L’Iran ha accettato la proposta di cessate il fuoco del Pakistan anche grazie all’intervento dell’ultimo minuto della Cina, che ha esortato l’Iran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni.
Come riportato dal New York Times, il cessate il fuoco è stato approvato dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei.
Il primo round di trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo per mettere fine alla guerra è previsto a Islamabad venerdì.
La sospensione del conflitto non è un gesto isolato, ma l’esito di una frenetica triangolazione diplomatica. A cucire l’accordo dell’ultimo minuto è stato il Pakistan: i colloqui tra Trump, il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo di stato maggiore Asim Munir sono stati determinanti per mantenere un canale indiretto tra Washington e Teheran. Dal canto suo, il Supreme National Security Council iraniano ha accettato la pausa e aperto ai negoziati a Islamabad, pur ribadendo la propria linea: l’Iran congela le ostilità, ma non si arrende.
Cedere il controllo dello Stretto equivarrebbe a rinunciare alla principale leva negoziale costruita dall’inizio della crisi. La posta in gioco coinvolge l’intero equilibrio globale. Lo Stretto di Hormuz è il più delicato collo di bottiglia energetico del pianeta: nel 2025 vi sono transitati quasi 15 milioni di barili di greggio al giorno, pari al 34% del commercio mondiale via mare. Una chiusura innescherebbe un effetto domino su inflazione e sicurezza economica globale, colpendo soprattutto i mercati asiatici.
Per questo Londra ha mobilitato oltre 40 Paesi per spingere Teheran a riaprire la rotta, mentre al Consiglio di Sicurezza dell’ONU le tensioni sono culminate nel veto di Russia e Cina a una risoluzione favorevole alla riapertura.
Ora il mondo dispone di quattordici giorni per respirare: un intervallo breve e precario, concepito per dare ossigeno ai mediatori, che lascia intatta la minaccia di nuove operazioni militari in caso di violazione dei termini. Questa pausa non scioglie i nodi storici, dal dossier nucleare iraniano alla deterrenza regionale. Bombe e diplomazia non si alternano più, ma convivono: in un equilibrio terribilmente instabile, le due settimane di tregua non cancellano l’abisso in cui scivola il Medio Oriente, bensì lo illuminano nella sua drammatica profondità.
I media israeliani riportano il commento di una 'fonte israeliana di alto livello' sulla decisione del cessate il fuoco Usa-Iran: «Siamo rimasti sorpresi dall’annuncio di Trump, ma rispettiamo pienamente il cessate il fuoco».
Crollo del greggio a New York: le quotazioni arretrano del 10% sui mercati statunitensi, dopo che Donald Trump ha acconsentito a rinviare la scadenza del suo ultimatum.