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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 09:34
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il negoziato

Missione Islamabad: venerdì il primo faccia a faccia tra USA e Iran per fermare il conflitto

La diplomazia riprende il posto dei missili. Grazie alla mediazione del Pakistan, le delegazioni di Washington e Teheran si incontrano: sul tavolo la riapertura definitiva dello Stretto di Hormuz

08 Aprile 2026, 07:21

07:30

Missione Islamabad: venerdì il primo faccia a faccia tra USA e Iran per fermare il conflitto

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L’annuncio che il mondo intero attendeva è arrivato: il primo round di trattative dirette tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto scoppiato nel febbraio 2026 si terrà questo venerdì, 10 aprile, a Islamabad.

La notizia, lanciata in anteprima da Axios e confermata nelle ore successive dalle autorità di Teheran e Washington, segna il punto di svolta più concreto dopo settimane di bombardamenti e minacce nucleari.

Islamabad: il "tavolo della pace" pakistano

La scelta della capitale pakistana non è casuale. Il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Feldmaresciallo Asim Munir hanno lavorato freneticamente nell’ombra per settimane, agendo come unico ponte credibile tra le due potenze.

Il Pakistan è riuscito a convincere Donald Trump a congelare l'ultimatum che prevedeva la distruzione delle infrastrutture civili iraniane, ottenendo in cambio da Teheran l'impegno a una tregua di 14 giorni e, soprattutto, la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Cosa c’è sul tavolo: le due visioni a confronto

Nonostante l’ottimismo dei mercati, che hanno visto il prezzo del petrolio crollare dopo l’annuncio, il negoziato di venerdì si preannuncia durissimo. Le posizioni di partenza sono distanti:

- Vittoria Totale: Trump ha già definito l'accordo una "vittoria al 100%", rivendicando di aver costretto l'Iran alla resa grazie alla pressione militare.

- Questione Nucleare: Washington esige la risoluzione definitiva del dossier uranio e garanzie permanenti sulla sicurezza delle rotte energetiche.

- Hormuz: La riapertura deve essere "immediata, completa e sicura", senza interferenze delle Guardie Rivoluzionarie.

La proposta in 10 punti dell’Iran

Teheran arriva a Islamabad con un documento articolato che include richieste pesanti:

- Fine delle Sanzioni: Rimozione totale di tutte le sanzioni primarie e secondarie.

- Ritiro USA: La richiesta del ritiro delle forze americane dalla regione.

- Riparazioni: Risarcimento per i danni subiti durante l'ultima ondata di attacchi.

- Sovranità su Hormuz: Teheran insiste che la sicurezza dello stretto debba essere gestita in coordinamento con le proprie forze armate.

La fragilità della finestra di 15 giorni

Il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell’Iran ha chiarito che le trattative dureranno inizialmente 15 giorni (estendibili), sottolineando però che i militari restano con "il dito sul grilletto". Se venerdì non emergeranno segnali di reale progresso, la tregua potrebbe evaporare prima della scadenza naturale.

Il nodo Israele: Mentre Netanyahu ha dato un via libera di massima alla sospensione dei raid contro l'Iran, resta l'incognita del Libano. Se il fronte nord di Israele dovesse esplodere nuovamente, la delegazione iraniana potrebbe abbandonare il tavolo di Islamabad prima ancora di iniziare.

Cosa aspettarsi da venerdì?

Il vertice di venerdì non produrrà una pace definitiva, ma servirà a testare la "sincerità negoziale" delle parti. Gli occhi del mondo saranno puntati sull'aeroporto di Islamabad: l'arrivo dei delegati di alto livello confermerà che la diplomazia ha finalmente ripreso il sopravvento sui missili.

Per ora, la tregua regge. Ma come dicono gli analisti di Axios, "è una corsa contro il tempo in una stanza piena di polvere da sparo".