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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 12:16
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energia

Tregua Usa-Iran, il gas europeo perde quasi un quinto del valore

Il mercato del gas naturale registra forti ribassi: il benchmark TTF cala a 43 euro/MWh. Gli analisti avvertono che la normalizzazione dipenderà dalla sicurezza effettiva dello stretto

08 Aprile 2026, 09:38

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Tregua Usa-Iran, il gas europeo perde quasi un quinto del valore

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I mercati energetici europei registrano un forte calo dei prezzi del gas naturale in avvio di seduta, in scia all’accordo tra Stati Uniti e Iran per una tregua di due settimane condizionata alla riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi per il transito di petrolio e gas liquefatto nel mondo.

Sul mercato di riferimento di Amsterdam, il contratto TTF (Title Transfer Facility), che rappresenta il benchmark per il gas in Europa, ha visto contrazioni superiori al 19%, portandosi intorno a 43 euro al megawattora. Questo movimento segue giorni di forte volatilità in cui i prezzi avevano oscillato tra forti rialzi e cali, riflettendo timori e speranze legati alle tensioni mediorientali.

La tregua negoziata prevede la sospensione delle ostilità e la ripresa delle operazioni marittime nello stretto, la cui chiusura nei mesi scorsi aveva ridotto significativamente i flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico verso i mercati globali, esercitando pressioni rialziste sui prezzi delle materie prime energetiche.

La reazione del mercato europeo del gas è stata immediata: l’annuncio ha attenuato i timori relativi a un prolungato blocco delle esportazioni via mare, spingendo i contratti TTF in forte contrazione. Tuttavia, alcuni analisti sottolineano che la reale normalizzazione dei flussi dipenderà dall’effettiva riapertura e sicurezza della navigazione nello stretto, oltre che da sviluppi futuri nelle trattative diplomatiche.

L’evoluzione dei prezzi del gas arriva in un contesto di preoccupazioni più ampie sull’energia europea, dove stoccaggi relativamente bassi alla fine dell’inverno e interruzioni nell’offerta di gas naturale liquefatto da produttori del Golfo avevano già messo sotto pressione i listini prima della tregua.

In sintesi, il crollo dei prezzi non segnala una fine definitiva della crisi energetica, ma riflette la reazione immediata dei mercati alla prospettiva di una temporanea riduzione del rischio geopolitico, in attesa di sviluppi più stabili sul fronte mediorientale e sui flussi effettivi di gas verso l’Europa.