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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:31
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Il caso

Famiglia nel bosco, l'allarme dei periti di parte: «I bambini soffrono»

L'allontanamento di mamma Catherine aggraverebbe il trauma dei tre figli. "Permane una condizione di completa mancanza di accompagnamento e di tutela di tutti i componenti del nucleo familiare"

08 Aprile 2026, 18:35

18:40

Famiglia nel bosco, l'allarme dei periti di parte: «I bambini soffrono»

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«Riunire urgentemente e senza più rinvii la famiglia del bosco». È l’appello lanciato dai periti di parte al Tribunale per i minorenni dell’Aquila nella nuova relazione in cui si pone soprattutto l’accento sulla «grave carenza» da parte di assistenti sociali ed educatrici nel preparare gli incontri tra i bimbi e i propri genitori, in particolare mamma Catherine allontanata dalla casa-famiglia ormai un mese fa.

«Il protrarsi dell’attuale assetto relazionale e operativo, privo delle necessarie misure di accompagnamento e di tutela - scrivono gli psicologi Tonino Cantelmi e Martina Aiello - , mantiene la risposta traumatica nei minori e configura un fattore di rischio clinicamente rilevante per l’insorgenza di ulteriori e documentabili danni alla salute mentale dei bimbi».

Nel documento di sette pagine, datato 3 aprile, i periti prendono in esame il comportamento dei tre minori dopo l'allontanamento della mamma, avvenuto il 6 marzo scorso su disposizione dei giudici.

«Dall’osservazione delle videochiamate - scrivono - emerge con chiarezza un quadro di sofferenza psicologica significativa nei minori, che si inserisce in continuità con la risposta traumatica acuta già documentata al momento della separazione».

Il riferimento è al pianto dei bimbi la sera in cui mamma Catherine è stata costretta a lasciare la casa-famiglia. «La sofferenza osservata durante le videochiamate - evidenziano Cantelmi e Aiello - non rappresenta un fenomeno nuovo o isolato, ma l’evoluzione coerente di una risposta traumatica già in atto».

In particolare i due psicologi criticano le modalità con cui è stato organizzato, lo scorso 1° aprile, il primo incontro tra Catherine e i figli, alla presenza dell’assistente sociale, della Garante regionale per l’Infanzia, della curatrice, della tutrice, della responsabile della struttura e delle educatrici.

Cantelmi e Aielli sottolineano la mancanza di «una adeguata preparazione psicologica delle parti coinvolte» e di «una cornice tecnica di contenimento».

«Appare evidente - sottolineano - che permane una condizione di completa mancanza di accompagnamento e di tutela di tutti i componenti del nucleo familiare».

I periti tendono dunque a chiarire che «un incontro svoltosi in tali condizioni non può essere considerato indicativo delle competenze genitoriali».

Parole che, in qualche modo, rispondono anche a quanto sarebbe accaduto durante quella visita, quando Catherine avrebbe invitato altri ospiti della struttura a ribellarsi alle educatrici.

Un atteggiamento che, peraltro, avrebbe portato all’annullamento di un secondo incontro che sarebbe dovuto avvenire oggi e che, invece, è saltato complicando ancor di più il rapporto tra la famiglia e gli assistenti sociali.