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8 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:50
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In mare

Arctic Metagaz, il relitto in stallo nel Mediterraneo: rischi ambientali e vuoto di coordinamento internazionale

Dopo il fallimento del rimorchio nei giorni scorsi si teme per il carico a bordo dell'imbarcazione russa: tonnellate di GNL, olio combustibile e gasolio

08 Aprile 2026, 19:03

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Arctic Metagaz, il relitto in stallo nel Mediterraneo: rischi ambientali e vuoto di coordinamento internazionale

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Ad un mese di distanza dall’attacco con droni e dal successivo incendio avvenuto nella notte del 3 marzo scorso, la gasiera russa Arctic Metagaz resta alla deriva nel Mediterraneo centrale, a circa 60 miglia a sud-ovest di Malta, in attesa di un intervento risolutivo.

Il tentativo di rimorchio avviato cinque giorni fa dalle autorità libiche è fallito ed è, finora, l’unica azione concreta messa in campo. Il relitto, ancora a galla, è sorvegliato dalla Guardia costiera libica, che però si limita al monitoraggio. A bordo si troverebbero residui del carico originario, 61.000 tonnellate di GNL, oltre a circa 900 tonnellate di olio combustibile denso (bunker), 100 tonnellate di gasolio e una quantità non precisata di solventi e pitture utilizzati per la manutenzione dello scafo. Un mix che alimenta il timore di un potenziale impatto ambientale in una delle aree più trafficate del Mediterraneo.

La vicenda ha messo in luce incertezze e difficoltà operative nella cooperazione internazionale contro l’inquinamento marino. Dall’International Maritime Organization (IMO) al Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for the Mediterranean Sea (Rempec), fino all’European Maritime Safety Agency (Emsa) e agli organismi nazionali competenti, il quadro della ripartizione di compiti e responsabilità appare frammentato. In questo contesto, come riporta una nota firmata da un ammiraglio, da un contrammiraglio, da un giornalista e da un esperto di emergenze ambientali, cresce l’urgenza di un intervento della Commissione europea: "servono indicazioni chiare su chi debba agire, con quali mezzi e secondo quali procedure, per coniugare il recupero del relitto con la bonifica ambientale. Gli Stati firmatari della Convenzione di Barcellona — tra cui otto Paesi membri dell’Unione europea — sono chiamati ad attivarsi con la massima urgenza operativa richiesta dal caso. In assenza di una regia definita, il Mediterraneo resta esposto al rischio di un nuovo disastro ambientale".

Nei giorni scorsi un’inchiesta di Radio France International ha rivelato la presenza di oltre 200 specialisti militari ucraini in Libia ipotizzando un loro presunto coinvolgimento nell’attacco alla nave Arctic Metagaz, che sarebbe stata colpita da un drone marittimo.