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Guerra

Hormuz resta in bilico: l'Iran chiede un "casello" per le navi in criptovalute con il rischio di nuove chiusure

Nel suo decalogo di richieste, l’Iran vorrebbe prenderne il controllo e formalizzare quell'oscuro sistema di pedaggio utilizzato nelle ultime settimane per far passare le imbarcazioni.

08 Aprile 2026, 21:38

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Hormuz resta in bilico: l'Iran chiede un "casello" per le navi in criptovalute con il rischio di nuove chiusure

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E’ durata una manciata di ore, la flebile speranza che presto sarebbe tornata a soffiare bonaccia su Hormuz. Perché se da una parte l’annuncio notturno di Donald Trump di un cessate il fuoco con l’Iran di due settimane, inevitabilmente legato alla riapertura dello stretto, aveva riacceso la speranza e dato i primi frutti - con alcune navi transitate incolumi - la Babele di dichiarazioni e smentite porta confusione nel braccio di mare, con la propaganda di Teheran che parla di una nuova chiusura del mare, a causa della sanguinosa escalation israeliana in Libano. Ciò che in ogni caso emerge con chiarezza è che Hormuz rappresenta un nodo cruciale della guerra, e degli sforzi diplomatici per concluderla. Nel suo decalogo di richieste, l’Iran vorrebbe prenderne il controllo e formalizzare quell'oscuro sistema di pedaggio utilizzato nelle ultime settimane per far passare le imbarcazioni. E gira voce, tra i media e gli analisti, che potrebbe essere questo il prezzo che il tycoon ha scelto di pagare per strappare un accordo alla Repubblica islamica.

Da Washington «abbiamo osservato un aumento del traffico nello Stretto», ha riferito la portavoce della Casa Bianca. Le prime navi a sfruttare in mattinata l’annunciato cessate il fuoco tra Iran e Usa sono state la portarinfuse greca NJ Earth e la Daytona Beach, battente bandiera liberiana, secondo MarineTraffic. Vanno ad aggiungersi alle pochissime imbarcazioni riuscite a passare a Hormuz dall’inizio della guerra: secondo i dati di Kpler, una media di otto navi ha attraversato lo stretto ogni giorno dal 1 marzo al 7 aprile, quasi il 95% in meno rispetto al periodo precedente al conflitto. Dei 307 attraversamenti totali registrati nel periodo, 199 sono stati effettuati da petroliere e gasiere, la maggior parte delle quali dirette a est, verso il Golfo dell’Oman. Sei transiti su dieci hanno coinvolto navi provenienti dall’Iran o dirette verso l'Iran. E se si guarda solo alle petroliere la percentuale sale a otto su dieci. Come conseguenza, si stima che circa 800 navi siano bloccate nel Golfo dalla fine di febbraio. Secondo Kpler, un totale di 172 milioni di barili di petrolio greggio e prodotti raffinati, distribuiti su circa 187 petroliere, si trovavano in mare nel Golfo Arabico-Persico al 7 aprile.

Sebbene gli annunci delle ultime ore abbiano fatto sperare in un esito positivo - e hanno dato respiro ai mercati - la rivista specializzata Lloyd’s List ha riportato mercoledì mattina che alcuni armatori e noleggiatori si stanno preparando a spostare le proprie navi bloccate nel Golfo. La questione Hormuz è infatti ben lontana dall’essere risolta: per smaltire l'arretrato dei traffici, anche in condizioni normali ci vorrebbero probabilmente più di due settimane, secondo gli analisti.

A questo, va aggiunta l’incertezza su quale sia il meccanismo per il passaggio a Hormuz: secondo il decalogo di richieste presentate dall’Iran - che secondo la Casa Bianca non è il piano per l’accordo attualmente in discussione tra Teheran e Washington - la Repubblica islamica chiede il mantenimento della gestione sullo stretto, con un sistema di transito regolamentato dalle sue forze armate. Questo sistema prevederebbe la formalizzazione del «casello di Hormuz», probabilmente da riscuotere in criptovalute. Un tema che secondo gli esperti solleva non pochi dubbi, tra «controlli geopolitici» e soprattutto nodi giuridici: far pagare un pedaggio alle navi in transito rappresenterebbe una prima volta assoluta, e secondo alcuni giuristi violerebbe infatti il diritto internazionale espresso nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che l’Iran ha firmato ma non ratificato. C'è poi il tema sanzioni, che potrebbero scattare qualora un armatore paghi il regime iraniano.

In ogni caso, la Marina iraniana ha messo in chiaro che qualsiasi imbarcazione tenti di navigare in mare aperto senza l'autorizzazione di Teheran «sarà presa di mira e distrutta». E mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che circa 15 Paesi sono attualmente mobilitati per la tanto discussa missione «strettamente difensiva» per Hormuz, il segretario alla Guerra americano Pete Hegseth ha assicurato che le forze Usa rimarranno nella regione durante il cessate il fuoco, per garantire il passaggio sicuro delle navi nello stretto. La questione è tutt'altro che chiusa.