LA GUERRA
Il silenzio del Triton: il drone Usa partito da Sigonella sparisce vicino a Hormuz e riaccende l’ombra della crisi con l’Iran
Dai codici d’emergenza alla virata verso la costa iraniana, il caso dell’MQ-4C scomparso non è soltanto un episodio tecnico
C’è un momento, nei cieli della sorveglianza militare, in cui tutto si riduce a quattro cifre. Non il rombo di un motore, non un’esplosione, non una dichiarazione ufficiale. Solo un codice che compare sugli schermi: 7400. Poi un altro: 7700. Per chi conosce il linguaggio dell’aviazione, è il passaggio secco dall’anomalia all’allarme. Per chi osserva il Golfo dall’esterno, è il segnale che qualcosa si è incrinato in uno dei punti più sorvegliati e più incendiari del mondo.
È qui che si colloca il caso del drone MQ-4C Triton della Marina degli Stati Uniti, identificato con la matricola 169804 e il codice VVPE804, dato per scomparso dai radar durante una missione di intelligence, sorveglianza e ricognizione nell’area dello Stretto di Hormuz.
Secondo i tracciamenti open source rilanciati da piattaforme di monitoraggio del traffico aereo e da siti specializzati come come Itamilaradar, il velivolo era decollato dalla base di Sigonella, in Sicilia, aveva operato sopra l’Oman e lungo le coste meridionali dell’Iran, quindi avrebbe trasmesso prima il codice 7400, che per i sistemi unmanned può indicare perdita del collegamento di controllo, e subito dopo il 7700, cioè emergenza generale, prima di virare verso l’Iran e perdere quota fino a sparire dal tracciamento pubblico.
Il punto decisivo, al netto delle ricostruzioni che in queste ore si accavallano, è che non siamo davanti a un drone qualunque. Il Triton è uno dei principali asset ad alta quota della U.S. Navy per la sorveglianza marittima persistente: una piattaforma progettata per restare in volo oltre 24 ore, operare sopra i 50.000 piedi e coprire fino a 7.400 miglia nautiche, offrendo una capacità di osservazione che il costruttore Northrop Grumman descrive come fino a quattro volte superiore rispetto ad altre piattaforme autonome. In altre parole: non si tratta di un velivolo periferico, ma di uno strumento centrale per vedere, classificare e seguire movimenti navali, emissioni elettroniche e traffico in una regione dove ogni segnale può anticipare una crisi.
Perché Sigonella conta più di quanto sembri
Il fatto che il drone sia partito da Sigonella non è un dettaglio logistico: è il cuore geopolitico della storia. La base siciliana è diventata, negli ultimi anni, uno snodo sempre più importante per le operazioni di sorveglianza statunitensi verso il fianco sud dell’Europa, il Mediterraneo allargato, il Mar Nero, il Mar Rosso e l’area che si salda fino al Golfo. Il primo MQ-4C Triton è arrivato ufficialmente a Naval Air Station Sigonella il 30 marzo 2024, segnando l’apertura del secondo distaccamento avanzato del programma VUP-19 dopo il teatro indo-pacifico. Pochi mesi più tardi, il 3 ottobre 2024, la U.S. Navy ha annunciato l’attivazione di un terzo orbit operativo nell’area della 5th Fleet, cioè proprio quella che comprende il Golfo e lo Stretto di Hormuz.
Tradotto: da Sigonella non partono solo missioni di routine. Partono pezzi della postura strategica americana nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Quando un asset di questo tipo scompare mentre sorvola una delle aree più tese del pianeta, l’incidente non riguarda solo l’aviazione militare: tocca la deterrenza, la raccolta informativa e il segnale politico che Washington manda ai propri alleati e ai propri avversari.
Che cosa può essere accaduto: le ipotesi
Nelle ore successive alla scomparsa sono circolate diverse letture, da problemi tecnici alla possibile interferenza ostile. È bene distinguere ciò che è verificabile da ciò che resta speculazione.
La prima ipotesi è un guasto al collegamento o ai sistemi di bordo. Il fatto che il 7400 sia associato, per i droni, alla perdita del link rende questa pista coerente con le procedure note. Un problema di comunicazione con la stazione di controllo, specie in un’area ad alta saturazione elettromagnetica, può innescare una sequenza automatica complessa.
La seconda è un’avaria più ampia, confermata indirettamente dal possibile passaggio al 7700. In questo caso la perdita di quota potrebbe indicare un problema energetico, di controllo o di gestione del volo. Ma qui entriamo in un terreno che richiederebbe elementi tecnici oggi non pubblici.
La terza, inevitabilmente evocata da molti osservatori, è l’azione esterna: jamming, spoofing, disturbo delle comunicazioni o persino abbattimento. È una possibilità che non può essere esclusa in astratto in un teatro come questo, ma allo stato delle informazioni consultate non ci sono prove pubbliche verificabili sufficienti per affermarlo.