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9 aprile 2026 - Aggiornato alle 23:07
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lo scenario

La tregua non "sblocca" Hormuz: solo cinque navi (e nessuna petroliera) l'hanno attraversato

Le compagnie di navigazione si rifiutano di ripartire per proteggere gli equipaggi. Dopo 21 attacchi e 10 vittime, i comunicati diplomatici non bastano per riprendere il mare

09 Aprile 2026, 21:04

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La tregua non "sblocca" Hormuz: solo cinque navi (e nessuna petroliera) l'hanno attraversato

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Lo Stretto di Hormuz resta bloccato, ostaggio di una “tregua” troppo fragile per riaprire le principali rotte del petrolio.

Malgrado l’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, il passaggio strategico rimane sospeso in una pericolosa zona grigia.

Mercoledì scorso, secondo i rilievi di Kpler citati dal Guardian, soltanto cinque navi hanno attraversato lo stretto e, fatto decisivo, nessuna era una petroliera. Un segnale che non indica una vera ripartenza commerciale, ma solo un test di navigazione cauto, limitato e selettivo.

Siamo lontanissimi dalla normalità: secondo la International Energy Agency, nel 2025 attraverso Hormuz sono transitati quasi 20 milioni di barili al giorno. Le vie di terra alternative, come gli oleodotti sauditi ed emiratini, aggiungono una capacità stimata tra 3,5 e 5,5 milioni di barili quotidiani, del tutto inadeguata a rimettere in equilibrio i flussi energetici globali.

Il nodo sta nell’equivoco insito nella parola “tregua”. Per la diplomazia significa sospensione delle ostilità; per la logistica mondiale non coincide affatto con un ritorno alla normalità.

Perché una nave mercantile possa passare in sicurezza servono garanzie tangibili: regole di transito chiare, coperture assicurative sostenibili, informazioni affidabili sulla presenza di mine e procedure di coordinamento efficaci.

Le compagnie di navigazione confermano l’immobilità e mantengono un atteggiamento di estrema prudenza, escludendo un “esodo di massa”. Secondo Lloyd’s List Intelligence, il punto critico è che l’Iran continua a esercitare un controllo diretto sul passaggio navale: per molte società, di fatto, nulla è cambiato. I rischi restano elevatissimi.

L’International Maritime Organization (IMO) ha registrato almeno 21 attacchi alla navigazione commerciale dall’inizio del conflitto, con la morte di 10 marittimi. Come riportato dal Guardian, circa 2.000 navi e 20.000 marinai sono tuttora bloccati nel Golfo, in un limbo di rotte sospese, stress crescente e indicazioni contraddittorie.

Finché armatori e autorità marittime non giudicheranno il transito di nuovo gestibile e sicuro per la vita umana, il traffico rimarrà ridotto, a prescindere dal cessate il fuoco.

Sul fondo si muove una complessa partita geopolitica legata al Libano. La tregua tra Washington e Teheran è stata quasi subito incrinata dalla prosecuzione dei bombardamenti israeliani in territorio libanese. Fermare gli attacchi contro Hezbollah era una delle condizioni centrali poste dall’Iran nei negoziati. Israele e Stati Uniti hanno però chiarito che la de-escalation non si estendeva automaticamente al fronte libanese. Di conseguenza, Teheran ha proseguito nell’utilizzo dello Stretto di Hormuz come leva strategica e strumento di pressione.

L’Iran si dichiara formalmente disposto a consentire il transito in base al diritto internazionale, ma solo a precise condizioni politico-operative coerenti con i propri interessi. Finché le navi dovranno richiedere un permesso per passare, la libertà di navigazione non potrà dirsi pienamente ristabilita.

Nel frattempo, anche il canale diplomatico si è arenato: al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, una risoluzione per favorire la riapertura è fallita a causa del veto di Russia e Cina, segno della difficoltà a costruire un consenso robusto.

Il crollo dei transiti delle petroliere, sceso fino al 92% nelle fasi più critiche, mantiene elevatissimo il premio di rischio nei mercati dell’energia. Le conseguenze sono dirette per l’economia europea e italiana: rincari energetici, aumento dei costi di trasporto marittimo e minacce alle filiere industriali.

Il futuro immediato di Hormuz dipenderà da tre fattori: l’evoluzione degli attacchi in Libano; l’adozione di procedure tecniche di “safe passage” richieste dall’IMO; il raggiungimento di un accordo politico più stabile. Le cinque navi solitarie di mercoledì lanciano un messaggio inequivocabile: fermare le armi per qualche giorno non basta, da solo, a “riaprire il mare”.