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10 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:40
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la guerra

Ucraina, la tregua di Pasqua apre uno spiraglio: Zelensky raccoglie la sfida di Putin

Il presidente della Russia apre una finestra, quello dell'Ucraina la trasforma in un test politico tra rischio propaganda e il possibile trilaterale

10 Aprile 2026, 10:57

11:00

putin zelensky

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In un intervallo breve si può capire se una promessa è mera propaganda o il preludio a qualcosa di più concreto. In questo spazio ristretto si colloca l’interruzione delle ostilità di 32 ore annunciata da Vladimir Putin per la Pasqua ortodossa e accolta con disponibilità da Zelensky: una finestra ridotta ma politicamente importante.  A Kiev non la interpretano come un gesto umanitario isolato, bensì come un banco di prova: se Mosca vuole davvero, può fermarsi anche oltre la festività. È questo il cuore della questione.

Stando al Cremlino, il cessate il fuoco scatterà alle 16:00 di domani e durerà fino alla fine di domenica 12 aprile, giorno in cui la Pasqua ortodossa viene celebrata sia in Russia sia in Ucraina. La scelta dell’arco temporale non è casuale: segue i giorni in cui il presidente ucraino aveva già proposto una pausa almeno sugli attacchi alle infrastrutture energetiche durante le festività, facendo sapere di aver trasmesso l’offerta a Mosca tramite gli Stati Uniti, oggi interlocutori centrali di un negoziato ancora senza esito.

Il capo di Stato ucraino ha accolto favorevolmente l’annuncio russo, trasformandolo subito in una verifica politica più ampia: «La Russia ha la possibilità di non riprendere gli attacchi dopo Pasqua», è il messaggio affidato ai social e poi ribadito ai giornalisti. In altre parole, la pausa non conta solo per ciò che sospende nelle 32 ore previste, ma per ciò che potrà rivelare dopo: la disponibilità effettiva, oppure l’assenza totale di volontà, di attenuare almeno una parte dell’escalation.

A Kiev, tuttavia, nessuno coltiva illusioni. Già nella Pasqua dell’anno scorso Putin aveva proclamato unilateralmente una tregua di 30 ore, e le due parti si erano accusate a vicenda di averla violata. Anche per questo il via libera ucraino non suona come un atto di fiducia, ma come una mossa diplomatica calcolata: mostrare apertura e spostare sulle scelte russe la responsabilità di un eventuale fallimento. Zelensky definisce la tregua come una prova minima di affidabilità.

Il ragionamento di Zelensky è esplicito: Washington non intende lasciare indefinitamente aperto il dialogo senza risultati. Già a inizio febbraio, il presidente ucraino aveva spiegato che gli Stati Uniti puntavano a un’intesa entro l’inizio dell’estate, con una sorta di scadenza politica fissata a giugno, e aveva riferito della disponibilità americana a organizzare un nuovo round di colloqui a tre. Le parole pronunciate ora, a ridosso della Pasqua ortodossa, si collocano in quella stessa cornice: pochi mesi per capire se esista uno spazio negoziale, prima che l’attenzione della politica interna statunitense e di altre crisi internazionali restringa ulteriormente il margine diplomatico.

Dietro la tregua, intanto, si gioca una partita decisiva: l’energia. Nei giorni precedenti all’annuncio di Putin, Zelensky aveva proposto una sospensione reciproca degli attacchi contro le infrastrutture energetiche durante la Pasqua ortodossa. Un’offerta circoscritta e pragmatica, costruita su un obiettivo concreto: allentare la pressione su reti, sottostazioni e impianti divenuti bersagli sistematici. La proposta, ha spiegato, è stata trasmessa ai russi tramite gli americani.