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11 aprile 2026 - Aggiornato alle 02:10
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la missione lunare

Lo "splashdown" perfetto di Artemis II, la navicella Orion ha riportato a casa i quattro astronauti

Frenata in pochi minuti da 40.000 a soli 30 km/h, la capsula americana sancisce definitivamente il trionfo del nuovo programma lunare. Terminata con successo la missione di 10 giorni che ha portato Wiseman, Glover, Koch e Hansen più lontano di chiunque altro nella storia

11 Aprile 2026, 02:10

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Lo "splashdown" perfetto di Artemis II,  la navicella Orion ha riportato a casa i quattro astronauti

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L'equipaggio di Artemis II ha effettuato un impeccabile “splashdown” nelle acque del Pacifico, a circa 60 miglia dalla costa di San Diego, in California.

Con l’ammaraggio avvenuto alle 20:07 ora della costa ovest degli Usa, le 2.07 in Italia, si chiude con pieno successo il primo volo umano verso la Luna dopo oltre mezzo secolo.

I quattro astronauti a bordo — il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen — sono in buone condizioni dopo aver superato una delle fasi più delicate e insidiose dei dieci giorni di missione: il rientro nell’atmosfera terrestre.

Per Orion è stato un autentico battesimo del fuoco. Procedendo a circa 40.000 chilometri orari (24.000 miglia all’ora), la navicella ha incontrato gli strati superiori dell’atmosfera generando una brillante nube di plasma. Le temperature esterne sullo scafo hanno toccato i 2.800 gradi, quasi la metà del calore presente sulla superficie del Sole.

In questa fase, la salvaguardia dell’equipaggio è dipesa interamente dallo schermo termico ablativo in Avcoat che, erodendosi progressivamente, ha dissipato l’energia termica con esito esemplare, fugando le serie preoccupazioni sorte dopo i danni strutturali riscontrati durante la missione senza equipaggio Artemis I.

Nei sei interminabili minuti di blackout radio dovuti al plasma, il mondo ha atteso con il fiato sospeso la ripresa del segnale dal centro di controllo della NASA. Durante la discesa, gli astronauti hanno sopportato una brusca decelerazione fino a 3,9 g, percependo un peso quasi quadruplo rispetto alla normalità.

Il sollievo è arrivato quando, a circa 22.000 piedi (6.700 metri) di quota, si è avviata automaticamente la complessa sequenza di apertura degli 11 paracadute. I tre principali, ciascuno con un diametro di 35 metri, hanno rallentato Orion a meno di 30 km/h, consentendo un contatto con l’oceano morbido e preciso.

Immediatamente dopo l’impatto con l’acqua sono intervenute le squadre di recupero della Marina statunitense. I subacquei medici dell’Explosive Ordnance Disposal Group ONE hanno raggiunto la capsula con elicotteri MH-60S Sea Hawk per i primi riscontri.

L’equipaggio verrà quindi estratto e trasferito a bordo della nave USS John P. Murtha per accurati controlli sanitari, prima del rientro al Johnson Space Center di Houston in elicottero e aereo.

Artemis II ha infranto limiti storici: l’equipaggio si è spinto oltre i 406.000 chilometri (252.756 miglia) dalla Terra, la distanza più elevata mai raggiunta da un veicolo con esseri umani a bordo, superando il primato stabilito da Apollo 13 nel 1970.

La missione ha portato in orbita anche un prestigioso contributo italiano: il Modulo di Servizio Europeo (ESM) — responsabile di aria, acqua, energia e propulsione e separatosi pochi minuti prima dell’ingresso della capsula per poi bruciare in atmosfera — è stato realizzato in larga parte da eccellenze industriali nazionali come Thales Alenia Space e Leonardo.

Il successo odierno getta fondamenta solide per il futuro dell’esplorazione. Artemis II non rappresenta un traguardo finale, ma il banco di prova decisivo in vista di Artemis III, la missione che nel prossimo futuro riporterà l’essere umano a camminare sul suolo lunare.