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11 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:45
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il fatto

Il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a Nicole Minetti per ragioni umanitarie

Un provvedimento raro, arrivato lontano dai riflettori ma destinato a far discutere. Si parla di gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore che necessita di assistenza e cure particolari

11 Aprile 2026, 10:13

10:59

Nicole Minetti, la grazia che riapre una stagione italiana: il peso della clemenza, il confine tra diritto e umanità

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia a Nicole Minetti per motivi umanitari, con il parere favorevole del Ministro della Giustizia Carlo Nordio e del procuratore capo della Corte d’Appello competente.

La vicenda, scoperta dalla trasmissione Mi Manda RaiTre e pubblicata oggi sul Fatto Quotidiano, riguarda una figura che per oltre un decennio è rimasta impressa nell’immaginario pubblico come uno dei volti simbolo di una stagione politica e giudiziaria segnata dall’intreccio tra potere, spettacolarizzazione e processi ad altissimo impatto mediatico

I motivi della grazia

Nel caso di Nicole Minetti, le informazioni pubblicamente disponibili convergono su un punto: il provvedimento sarebbe stato adottato nelle scorse settimane per motivi umanitari, con l’assenso del Guardasigilli Carlo Nordio e del procuratore capo della Corte d’Appello. Alcune ricostruzioni giornalistiche parlano, più precisamente, di esigenze familiari ritenute meritevoli di tutela; su questo aspetto, però, i dettagli non sono stati resi pubblici e la prudenza è d’obbligo, anche per evidenti ragioni di riservatezza.

Fonti del Quirinale precisano che «la concessione dell'atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d'appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore».

Le condanne: dal Ruby bis alla rimborsopoli lombarda

Nicole Minetti, ex igienista dentale di Silvio Berlusconi eletta consigliera regionale della Lombardia, era stata condannata in via definitiva a 2 anni e 10 mesi nel processo Ruby bis, il filone che ruotava attorno alle cosiddette “cene eleganti” ad Arcore. La conferma definitiva della pena da parte della Corte di Cassazione risale all’11 aprile 2019. In quel procedimento, insieme a Emilio Fede, Minetti era finita sotto processo in relazione all’accusa di favoreggiamento e di induzione alla prostituzione.

A questa si era aggiunta, nel luglio 2021, una seconda condanna: 1 anno e 1 mese per peculato nell’ambito della cosiddetta rimborsopoli lombarda, il procedimento sulle spese dei gruppi al Pirellone. In appello Minetti aveva patteggiato la pena in continuazione con quella già riportata nel Ruby bis. Il risultato finale era una pena cumulativa di 3 anni e 11 mesi.

È questo il punto essenziale da tenere fermo: la grazia non cancella la storia giudiziaria, né mette in discussione la responsabilità penale accertata con sentenze definitive. Interviene sulla pena, non sul giudizio. Lo chiarisce anche il Quirinale nel descrivere il potere di grazia: si tratta di un istituto che può estinguere in tutto o in parte la pena inflitta con sentenza irrevocabile o commutarla, ma non estingue gli altri effetti penali della condanna, salvo quanto eventualmente previsto per specifiche pene accessorie.

Un atto raro, non un automatismo

C’è poi un altro dato che merita attenzione: la grazia non è affatto un passaggio frequente o quasi automatico per chi presenti domanda. Il Quirinale ha pubblicato dati molto chiari: nel secondo mandato del Presidente Mattarella, dal 29 gennaio 2022 al 31 dicembre 2025, sono stati adottati 36 provvedimenti di clemenza individuale. Nello stesso arco di tempo sono state sottoposte all’attenzione del Capo dello Stato 1.371 altre domande o proposte di grazia o commutazione; di queste, 1.136 sono state rigettate e 235 archiviate o poste agli atti. Complessivamente, nel periodo considerato, risultano trattate e definite 1.705 pratiche.

Sono numeri che aiutano a misurare la portata del caso. Non dicono se il provvedimento sia giusto o sbagliato — questo resta terreno del giudizio pubblico e politico — ma smentiscono l’idea di una clemenza amministrata con larghezza. Al contrario: il dato statistico racconta uno strumento usato con estrema cautela. E racconta anche un altro elemento importante, spesso trascurato. Il Quirinale sottolinea che nessuno dei provvedimenti di grazia adottati nel secondo mandato di Mattarella è stato concesso in assenza di domanda dell’interessato o contro il parere del ministro competente. Dunque, anche nel caso Minetti, il via libera ministeriale non è un dettaglio, ma una parte strutturale della decisione.

La fase esecutiva sospesa e l’ipotesi dell’affidamento ai servizi sociali

 Secondo ricostruzioni concordanti, nel 2022 l’esecuzione era stata sospesa perché Nicole Minetti aveva chiesto l’affidamento ai servizi sociali, una delle misure alternative al carcere previste dall’ordinamento. Alcune fonti riferiscono che l’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza fosse stata fissata per il dicembre 2025, ma che a quel passaggio non si sia arrivati perché nel frattempo è intervenuto il provvedimento di grazia. Su questo punto mancano, allo stato, documenti ufficiali pubblici di dettaglio, ma la ricostruzione è stata ripresa da più organi di stampa nella giornata di oggi.

Il Quirinale, nella sua documentazione ufficiale, segnala infatti che molte domande di grazia vengono respinte proprio quando le esigenze del condannato appaiono già adeguatamente tutelate dagli strumenti ordinari previsti dall’ordinamento, comprese le misure alternative al carcere. Il fatto che in questo caso si sia arrivati ugualmente alla concessione della grazia suggerisce — senza autorizzare speculazioni — che gli elementi umanitari valutati nell’istruttoria siano stati ritenuti specifici e non assorbibili dalle vie ordinarie. È un’inferenza ragionevole, non una certezza documentale, ma è coerente con i criteri generali illustrati dal Quirinale.