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Celebrazioni

Il ricordo di Papa Francesco nell'anniversario della sua morte: una messa a Santa Maria Maggiore dove è sepolto

Morì il 21 aprile del 2025 nel giorno di Pasquetta, da sempre vicino ai poveri e ambasciatore di pace

11 Aprile 2026, 14:31

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Il ricordo di Papa Francesco nell'anniversario della sua morte: una messa a  Santa Maria Maggiore dove è sepolto

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Era il 21 aprile, un lunedì mattina e precisamente il Lunedì di Pasquetta. Il Vaticano annunciava al mondo, con un messaggio via telegram, che Papa Francesco era morto alle 7.35. Fino al giorno prima era stato in piazza tra la gente per quell'ultima messa di Pasqua e il messaggio Urbi et Orbi. Ancora una invocazione alla pace per mettere fine a quella «terza guerra mondiale a pezzi», come lui la chiamava. Un ultimo abbraccio alla gente con il giro in papamobile dopo un ricovero che, tra bronchiti e polmoniti, lo aveva messo a dura prova. Era però tornato a Casa Santa Marta e quella tenacia, volere proseguire nonostante la necessità d’ossigeno e il fatto che la voce era di fatto prestata da altri, aveva forse fatto pensare che non era così vicino alla fine.

Bergoglio ha segnato un pontificato senza precedenti, all’insegna soprattutto della vicinanza agli ultimi. Ha sfrondato, dalle liturgie all’utilitaria scelta come vettura, gli aspetti più 'regalì' di un pontificato e ha portato a Roma quella vicinanza alla gente più fragile che lo caratterizzava già quando era arcivescovo di Buenos Aires: poveri, migranti, e in generale «scartati» della società, come lui stesso li chiamava. Ha aperto le porte del Vaticano a cartoneros e transessuali, a senzatetto e rifugiati, ai rappresentanti dei movimenti popolari e alle vittime di abusi. E ha portato una informalità nei rapporti, compreso quel linguaggio 'papale papalè', arricchito da neologismi, da lui stesso inventati, o da espressioni gergali, che mai avevano varcato la soglia dell’austero Vaticano.

Aveva scelto, dopo il conclave, di vivere nel piccolo appartamento al secondo piano di Santa Marta che è a tutti gli effetti un albergo. Quella stanza numero 201 che, secondo quanto si apprende, non sarebbe ancora stata affittata ad altri ospiti. Per oltre dodici anni quelle stanze, ma anche gli ambienti comuni, dalla mensa agli ascensori, hanno visto infatti l’ospite più illustre che la foresteria abbia mai ospitato in tutta la sua storia.

Ma Francesco è stato anche il Papa della pace. Quello stesso tema raccolto in eredità da Leone XIV che, appena eletto, l’8 maggio 2025, ha parlato appunto di «una pace disarmata e disarmante». Non si ricorda un Angelus, un’udienza generale del mercoledì o comunque un qualunque discorso nel quale il Papa argentino non invocasse la fine delle guerre, con quello sguardo ai più fragili, le vittime civili dei conflitti, primi tra tutti i bambini.

Il 20 aprile, il giorno prima di morire, le sue parole sono state per la Terra Santa, soprattutto per l’amata Gaza dove c'era (e c'è purtroppo ancora) «una drammatica e ignobile situazione umanitaria». Quindi l’appello «alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace!». Il pensiero poi alla «martoriata Ucraina» per la quale auspicava «una pace giusta e duratura».

Infine quella scelta, anch’essa fuori dagli schemi, di essere sepolto fuori dal Vaticano, a Santa Maria Maggiore, dove è continuo il pellegrinaggio della gente che va a rendere omaggio. E sarà proprio in questa basilica che il 21 sera, Francesco sarà ricordato con una messa.