L'allerta
Allerta gialla in 9 regioni da domani: torna il maltempo, tra temporali, grandine e corsi d’acqua sotto osservazione
Il nuovo peggioramento non sarà solo una parentesi di pioggia: ecco dove si concentrano i rischi, perché l’allerta riguarda soprattutto il territorio
Nubi basse, aria più pesante, il vento che cambia direzione e la pioggia che non arriva come pioggia gentile, con precipitazioni localmente violenti. Per domani il Dipartimento della Protezione Civile ha valutato una allerta meteo gialla in nove regioni italiane, con criticità legate a temporali, rischio idrogeologico e, in un’area del Molise, anche rischio idraulico.
Il dato da tenere a mente è semplice ma spesso frainteso: l’allerta gialla non equivale a un maltempo “minore”. Significa invece che sono attesi fenomeni capaci di produrre effetti localizzati ma concreti, soprattutto nei punti più fragili del territorio: strade depresse, sottopassi, reti fognarie in sofferenza, piccoli corsi d’acqua, versanti instabili, aree urbane dove bastano pochi minuti di pioggia intensa per trasformare la viabilità in un problema. Nelle indicazioni operative del sistema nazionale di allertamento si parla infatti di possibili allagamenti localizzati, ruscellamenti, innalzamenti dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua minori, frane superficiali, oltre agli effetti tipici dei temporali forti come fulminazioni, grandinate e raffiche di vento.
Le regioni in allerta: dove il maltempo merita più attenzione
Per la giornata di lunedì 13 aprile, la sintesi nazionale del bollettino di criticità individua Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta. Il quadro non è uniforme: in alcune aree l’allerta riguarda i temporali, in altre il rischio idrogeologico, mentre in Molise si aggiunge una criticità idraulica sulla fascia Litoranea.
Nel dettaglio, l’allerta per rischio temporali interessa settori di Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Umbria. In Emilia-Romagna, l’allerta regionale 038/2026, valida dalle 00:00 del 13 aprile alle 00:00 del 14 aprile, segnala condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali forti sul settore centro-orientale, con possibili effetti e danni associati; non si escludono inoltre venti forti tra 50 e 61 km/h, con raffiche localmente superiori.
Sul fronte del rischio idrogeologico, il perimetro dell’attenzione si allarga a Abruzzo, Lazio, Molise, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta. In pratica, il sistema di protezione civile segnala che il problema non è solo il rovescio in sé, ma ciò che accade al suolo: la risposta dei versanti, il comportamento dei fossi minori, l’eventuale saturazione dei terreni, la capacità di assorbimento delle aree urbanizzate. È qui che un temporale primaverile, se concentrato in poco tempo, può diventare un fattore di criticità.
La perturbazione che risale dal Mediterraneo meridionale
La dinamica atmosferica descritta nelle previsioni diffuse nelle ore precedenti parla di una nuova perturbazione in risalita dal Nord Africa, capace di riattivare instabilità diffusa da nord a sud e di riportare sul Paese un mix di pioggia, grandine e vento, con fenomeni localmente intensi. È uno schema tipico delle fasi di transizione stagionale: masse d’aria con caratteristiche diverse entrano in contatto e i contrasti si scaricano in forma di rovesci e celle temporalesche anche molto rapide nello sviluppo.
In Toscana, le previsioni del Centro Funzionale Regionale per lunedì 13 aprile 2026 indicano un cielo nuvoloso con possibilità di rovesci e locali temporali, in particolare dal pomeriggio. È un’indicazione importante perché aiuta a leggere la scansione oraria del peggioramento: non ovunque il maltempo si presenterà con la stessa intensità fin dal mattino, e in molte zone il passaggio più delicato potrebbe concentrarsi nelle ore centrali e pomeridiane, quando l’energia disponibile in atmosfera può favorire fenomeni più organizzati.
In Emilia-Romagna, come detto, la fascia più esposta è quella centro-orientale. In Piemonte e Valle d’Aosta, invece, il nodo centrale riguarda soprattutto la risposta del territorio montano e pedemontano, dove il rischio idrogeologico impone prudenza anche in presenza di precipitazioni non necessariamente persistenti ma localmente concentrate. Il bollettino nazionale indica infatti in Piemonte aree come Valli Orco, Lanzo e Sangone, Valle Tanaro, Pianura Torinese e Colline, Toce, Val Sesia, Cervo e Chiusella, Valli Susa, Chisone, Pellice e Po e la Pianura settentrionale; in Valle d’Aosta l’allerta coinvolge la Valle centrale, la Valle del Gran San Bernardo, la Valtournenche, la Bassa Valle, la Valle di Ayas, la Valle di Champorcher e la Valle di Gressoney.