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L'Europa sull'orlo della tempesta energetica dopo l'ultima mossa di Trump su Hormuz
Si teme lo shock energetico e i volenterosi puntano sulla via diplomatica per mettere a punto misure d'emergenza
La più recente mossa di Donald Trump sul dossier iraniano, a Bruxelles, alimenta le previsioni più fosche sulla crisi energetica: l’eventuale blocco dello Stretto di Hormuz, a prescindere da chi ne sia l’artefice, nel breve periodo produrrebbe ripercussioni tanto sulle rotte di rifornimento quanto sui prezzi di gas e petrolio.
L’Europa, dopo l’interruzione dei negoziati di Islamabad, rischia così di trovarsi in una tempesta perfetta: da un lato le pressioni e gli attacchi del presidente statunitense per il mancato intervento militare dei Paesi europei in Medio Oriente; dall’altro l’allontanarsi di una soluzione diplomatica che, per i vertici comunitari, resta l’unica via per sbloccare in modo duraturo lo stallo sul passaggio strategico.
L’annuncio di Trump su un blocco navale è stato accolto con freddezza dai leader europei. Anzitutto, nelle cancellerie del continente si vuole fare piena chiarezza, poiché la prova di forza minacciata da Washington non è di semplice attuazione e comporta esiti imprevedibili.
Inoltre, il tycoon continua a muoversi in direzione opposta rispetto alle richieste dell’Unione, che da settimane invoca una soluzione negoziale e la riapertura stabile dello Stretto, essenziale per le forniture dei Paesi Ue, ben più che per gli Stati Uniti.
Di conseguenza, a Bruxelles si guarda nuovamente alle Nazioni Unite, dove nelle prossime ore approderà l’Alto Rappresentante Kaja Kallas. A New York, con il sostegno di un intervento dell’Onu, l’ex prima ministra estone potrebbe ribadire la necessità di garantire la libertà di navigazione in acque internazionali.
La sortita di Trump, tuttavia, complica ulteriormente ogni ipotesi operativa. Anche tra i cosiddetti Volenterosi, chiamati ancora una volta in causa dal presidente americano, prevale lo scetticismo. La Gran Bretagna ha detto «no» a un sostegno statunitense al blocco di Hormuz ma, insieme agli altri partner, prosegue il lavoro su un piano che contempla lo sminamento dello Stretto e l’istituzione di un corridoio di sicurezza per i mercantili.
«Stiamo lavorando con urgenza con la Francia e altri partner per formare un’ampia coalizione a tutela della libertà di navigazione», ha precisato un portavoce di Downing Street.
I colloqui di Islamabad sembravano poter dare slancio all’azione dei Volenterosi, ma lo stop ai negoziati e le nuove minacce di Trump impongono un ritorno alla prudenza.
Nel frattempo, l’Europa prova a contenere una crisi energetica senza precedenti. Ursula von der Leyen ha convocato per lunedì un collegio dei commissari ad hoc sull’impatto economico della guerra.
Sul tavolo potrebbe approdare una prima bozza del piano di emergenza in preparazione a Palazzo Berlaymont. La sospensione delle norme sugli aiuti di Stato per interventi nel settore energetico appare pressoché scontata, ma non sufficiente. Non sembra invece raccogliere il necessario consenso il congelamento delle tasse sui fertilizzanti. Più opportuno, «i ricavi del Cbam possono aiutare gli agricoltori a ridurre o stabilizzare i prezzi», ha sottolineato all’ANSA il commissario all’Agricoltura Christophe Hansen.
Con l’avvicinarsi del vertice dei leader del 23 e 24 a Cipro, la pressione sulla Commissione è destinata a crescere. Rispondere soltanto con misure selettive non basterà a rasserenare le capitali. L’esecutivo Ue appare quindi a un bivio: concedere la sospensione temporanea del Patto di stabilità o varare interventi straordinari sul modello dell’emergenza Covid, che implicherebbero in qualche misura l’impiego di risorse comuni. Tra le due opzioni, al momento, a Bruxelles sembra prevalere nettamente la seconda.