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12 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:56
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LE REAZIONI

La sconfitta di Orban, festeggia la sinistra in Italia: «Finita l'era dei sovranisti». Schlein: «Hanno perso anche Meloni e Salvini»

C'è invece una certa cautela tra i meloniani sul leader di Tisza che, in questi mesi, ha evitato a Strasburgo di esporsi sui temi caldi della campagna elettorale ungherese

12 Aprile 2026, 22:03

La sconfitta di Orban, festeggia la sinistra in Italia: «Finita l'era dei sovranisti». Schlein: «Hanno perso anche Meloni e Salvini»

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L’affluenza, un vero «record». Che consegna dalle urne a Budapest un risultato «chiaro». Si è seguito con il fiato sospeso anche a Roma lo spoglio del voto in Ungheria che chiude l’era di Victor Orban, alleato a Bruxelles di Matteo Salvini e da sempre in grande sintonia con Giorgia Meloni. Che in queste settimane, a differenza del leader della Lega, si è tenuta scientemente alla larga, salvo un breve videomessaggio a gennaio, dalla campagna elettorale dell’amico di Fidesz, sostenuto apertamente dall’America di Donald Trump. Anche per questo la premier ha lentamente fatto un passo di lato nei confronti di Orban, a capo di un governo sovranista - e contrario al sostegno all’Ucraina - che si è trovata più volte a difendere nel consesso europeo. «Bisogna parlare con tutti» è sempre stato il mantra della premier, che spesso ha mediato con il primo ministro ungherese per superare situazioni di stallo in Consiglio.

A ricordarle gli stretti rapporti con Orban, quando ancora i risultati si vanno a consolidare, ci pensa Matteo Renzi: si vede "l’effetto Trump" ma anche quello del «tocco magico di Meloni, Re Mida al contrario», ironizza il leader di Iv sui social, che mettendo in fila anche il sostegno della premier «agli anti europeisti in Polonia» e in Spagna» e sottolineando che anche loro «hanno perso». Si tratta di una «notizia straordinaria» per +Europa (una delegazione del partito è a Budapest), la "sconfitta elettorale del tiranno Orban, nemico dell’Ue e dello Stato di diritto" come dice Benedetto Della Vedova, e di una "grande giornata per l’Europa" che va «liberata dai servi di Putin (#Salvini)» aggiunge il leader di Azione Carlo Calenda. Mentre per la segretaria dem Elly Schlein, il voto ungherese dice che «ha perso Orban, ha perso Trump e hanno perso Giorgia Meloni e Matteo Salvini, con i loro video imbarazzanti a supporto di una autocrazia». Dopo la vittoria del referendum, sentenzia la segretaria del Pd, «il tempo dei sovranisti, di queste destre nazionaliste che stanno portando caos, guerre e dazi è finito». Dal centrodestra italiano il primo e unico a commentare a caldo è Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: "Siamo fortemente ancorati ai principi ed ai valori del popolarismo europeo e, proprio per questo, riteniamo che la vittoria del conservatore moderato Magyar, espressione del Ppe, sia positiva e sia un tassello importante per continuare a costruire un’Europa più forte".

Se, come appare a scrutinio avanzato, il governo di Budapest passerà nelle mani di Peter Magyar per Meloni il rapporto sarà invece da costruire da capo. E c'è una certa cautela tra i meloniani sul leader di Tisza che, in questi mesi, ha evitato a Strasburgo di esporsi sui temi caldi della campagna elettorale ungherese, come la posizione nei confronti di Kiev (e del prestito europeo su cui Budapest ha posto il veto insieme alla Slovacchia) e del blocco dell’oleodotto Druzhba. Tutte questioni che la premier potrebbe affrontare peraltro mercoledì, quando riceverà nuovamente a Roma Volodymyr Zelensky.

La postura italiana «non cambia», ribadirà Meloni al presidente ucraino, che riceverà nel pomeriggio a Palazzo Chigi. L'ultima volta, a inizio dicembre dello scorso anno, si discuteva del piano di pace per Kiev e di come fare procedere quella trattativa, mentre ancora erano lontani i venti di una nuova guerra del Golfo. Si parlerà anche del conflitto in Iran, probabilmente mercoledì, che è l’altro dossier che il governo monitora costantemente. Che la tregua fosse «fragile» era chiaro, e ora si attendono le evoluzioni di una situazione sempre in bilico. Un segnale, si ragiona ai piani alti dell’esecutivo, arriverà dalla riapertura dei mercati. Se dovessero reggere l’urto delle distanze registrate nelle ultime ore, potrebbe essere il segnale che ancora ci sono margini per la trattativa.