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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:59
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ungheria

Terremoto a Budapest: stravince Magyar e crolla Orbán, il leader più putiniano dell'Ue

Affluenza record all'80%. Il partito Tisza ottiene 138 seggi: il nuovo leader avrà il potere di riscrivere la Costituzione e smantellare l'architettura di potere del precedente governo.

13 Aprile 2026, 07:52

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Terremoto a Budapest: stravince Magyar e crolla Orbán, il leader più putiniano dell'Ue

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Il 12 aprile 2026 resterà scolpito nella storia europea: l'Ungheria ha chiuso l'era di Viktor Orbán dopo sedici anni di dominio politico. Non una semplice alternanza, ma un autentico terremoto istituzionale.

Péter Magyar e il suo partito Tisza hanno ottenuto una vittoria travolgente, con il 53,6% dei consensi e 138 seggi su 199 all'Assemblea nazionale. Un risultato decisivo, poiché supera ampiamente la soglia dei 133 deputati necessaria a garantire la supermaggioranza dei due terzi.

Fidesz, la formazione guidata da Orbán, ha incassato una sconfitta definita “dolorosa” dallo stesso ex premier, fermandosi al 38% e a 55 seggi, mentre l'ultradestra di Mi Hazánk si è attestata al 5,9%.

A legittimare il ribaltamento è soprattutto l'affluenza record: circa il 80% degli aventi diritto ha votato, il livello più alto dell'intera fase post-comunista ungherese. Una mobilitazione così ampia ha trasformato il voto in un referendum sul modello illiberale, erodendo le roccaforti orbaniane ben oltre i tradizionali bastioni urbani.

L'ascesa fulminea di Magyar, ex insider cresciuto nell'orbita di Fidesz, è stata trainata da una campagna capace di incanalare l'indignazione per la corruzione e l'indebolimento dei contrappesi istituzionali, offrendo al contempo risposte concrete su sanità, trasporti pubblici e costo della vita.

Una strategia identitaria e pragmatica che ha incrinato l'aura d'invincibilità di Orbán, il cui modello politico aveva fatto scuola tra i conservatori nazionalisti nel mondo e che era considerato il governo più filoputiano dell'Ue.

La caduta dell'ex capo di governo produce immediate ripercussioni geopolitiche: priva la destra sovranista di un laboratorio decisivo e ridisegna gli equilibri europei e atlantici, incidendo sui dossier relativi all'Ucraina, alla Russia di Putin e all'area vicina a Donald Trump. A Bruxelles si respira un evidente sollievo. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha salutato l'esito delle urne affermando che l'Ungheria “ha scelto l'Europa”.

Al nuovo esecutivo spetterà ora il compito delicato di sbloccare circa 6,3 miliardi di euro di fondi di coesione congelati in precedenza: non basterà il semplice cambio di governo, ma saranno necessarie riforme rapide e verificabili su giustizia, appalti e anticorruzione.

Per Magyar la sfida più complessa comincia adesso. Disporre dei numeri per riscrivere la Costituzione e smantellare l'architettura di potere costruita da Fidesz assicura velocità decisionale, ma comporta anche il rischio di una nuova egemonia, svuotando il Parlamento di forze di mediazione.