il caso
Famiglia del bosco, il compleanno amaro di Catherine: concessa solo una videochiamata con i figli
Niente incontro in presenza per i suoi 46 anni. La battaglia legale per riabbracciare i figli approda ora in Corte d'Appello all'Aquila
Il 13 aprile 2026, giorno del suo 46° compleanno, Catherine Birmingham ha soffiato sulle candeline guardando i figli soltanto attraverso lo schermo di uno smartphone. Niente abbracci, nessun contatto diretto: una videochiamata ha sostituito l’incontro che i promotori di una petizione con oltre 15 mila firme avevano chiesto in deroga.
Secondo le stesse firme promotrici, la casa famiglia di Vasto non avrebbe autorizzato la visita, trasformando una ricorrenza in un doloroso simbolo di quotidianità negata. È l’ultimo, straziante passaggio della vicenda che ha investito la “famiglia nel bosco” di Palmoli.
Nathan Trevallion e Catherine avevano scelto un’esistenza a stretto contatto con la natura, al di fuori dei canoni della vita convenzionale e priva di molti comfort ritenuti essenziali per la crescita di tre minori. Il caso è esploso nel 2024, dopo un’intossicazione da funghi che ha attivato i servizi sociali e condotto, il 20 novembre 2025, alla decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di disporre l’allontanamento dei bambini.
Le istituzioni contestano condizioni igienico-abitative e di socializzazione inadeguate; i genitori denunciano incomprensioni e una chiusura pregiudiziale. La frattura si è acuita il 6 marzo 2026, quando un ulteriore provvedimento ha allontanato la madre dalla comunità di Vasto. Da quel momento i contatti si sono drasticamente ridotti. Prima di un incontro temporaneo del 2 aprile – occasione in cui Catherine ha consegnato ai figli alcuni libri – erano trascorsi 26 giorni durante i quali la donna era riuscita a effettuare appena sei videochiamate.
In questo scenario, uno spiraglio è arrivato dal Comune di Palmoli, che ha messo a disposizione gratuitamente per due anni un alloggio, con l’obiettivo di favorire il ricongiungimento familiare e di sostenere anche la scuola parentale. Un passo significativo sul piano materiale, che tuttavia non risolve il nodo della fiducia tra famiglia e istituzioni.
Il tempo che scorre e il vuoto comunicativo alimentano la sfiducia e polarizzano il dibattito pubblico. Al centro restano tre bambini sospesi tra la necessità di tutela e l’assenza prolungata dei genitori. Il Paese si divide tra chi invoca la protezione dei minori e chi ritiene sproporzionata la misura adottata, foriera di ulteriore sofferenza.
Le attese ora sono fissate sull’udienza del 21 aprile 2026: la Corte d’Appello dell’Aquila esaminerà il reclamo presentato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, nella speranza di ottenere il ricongiungimento o quantomeno una rimodulazione delle misure.