l'interrogatorio
Incendio di Capodanno con 41 morti: a Sion il sindaco di Crans-Montana sotto accusa per omissioni
Tra le aule silenziose della scuola per ingegneri le famiglie in cerca di verità dopo il rogo tra permessi scaduti, ispezioni saltate e responsabilità politiche
Le aule silenziose della scuola per ingegneri di Sion, dietro il cancello tanti giornalisti. Così è iniziato l’interrogatorio di Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana. Il primo cittadino entra da una porta secondaria, sfuggendo ai microfoni dei cronisti, mentre fuori il Vallese trattiene il fiato. È lui uno dei tanti protagonisti di un dramma che ha segnato Capodanno: il rogo del discobar Constellation, 41 morti – giovani vite spezzate nel fiore degli anni – e 115 feriti, tanti italiani in vacanza, intrappolati in un inferno di fumo e fiamme partite da fuochi d’artificio mal gestiti.
La Procura del Cantone, con la procuratrice Catherine Seppey in prima linea, gli siede di fronte contestandogli reati che pesano come macigni: incendio colposo, lesioni multiple, omicidio colposo. Perché? Per omessi controlli su quel locale dei coniugi Jacques e Jessica Moretti, assenti oggi ma con i loro avvocati a vegliare. Settanta legali delle parti civili, famiglie distrutte che cercano verità, riempiono gli scranni. È un momento decisivo, un bivio per le indagini che finora hanno ascoltato i proprietari, i tecnici con le loro certificazioni dubbie. Ora tocca alle istituzioni, e questo è già un passo avanti.
L'avvocato Fabrizio Ventimiglia, che difende la famiglia di una ragazza italiana ustionata, lo definisce “interrogatorio importantissimo, decisivo”. Si aspetta dal sindaco “ampia collaborazione, senza se e senza ma”. Alain Viscolo lo indica come “principale indagato”, mentre Nicolas Mattenberger va al cuore: “Vogliamo spiegazioni sull’organizzazione comunale, sui controlli periodici mai fatti. C’è una responsabilità politica”. Parole che sono un atto d’accusa: Crans-Montana, perla sciistica del Vallese, meta di vip e famiglie, ha fallito nei suoi doveri. Permessi concessi a cuor leggero, ispezioni saltate, uscite di emergenza bloccate, materiali infiammabili ovunque. Un sistema che ha tradito i suoi cittadini nella notte più festosa dell’anno.
Ricordate quella tragica alba di Capodanno? Fuochi d’artificio che accendono l’inferno, panico tra i ragazzi under 30, fuggi fuggi senza scampo. Quarantuno bare, centodiciotto corpi segnati per sempre. L’Italia piange i suoi, il consolato di Ginevra assiste i feriti. E ora Sion diventa tribunale: Féraud, eletto per rilanciare la stazione, deve rispondere di un’abuso amministrativo che poteva evitarsi. I Moretti, proprietari del Constellation, già sentiti, restano ombre minacciose. Le indagini procedono spedite, ma oggi è il sindaco a tenere il destino tra le mani: collaborerà, svelando documenti su permessi scaduti e negligenze? O tacerà, rischiando il rinvio a giudizio?
In un Cantone che vanta standard svizzeri di eccellenza, questa storia riaccende i riflettori sulla sicurezza nei locali notturni, sul turismo che non può permettersi falle. Famiglie italiane, svizzere, europee chiedono giustizia: non un capro espiatorio, ma responsabilità condivise. Crans-Montana, da paradiso innevato a simbolo di dolore, attende risposte. L’interrogatorio potrebbe durare ore, forse giorni, ma una cosa è certa: la verità sta emergendo, passo dopo passo, tra le mura di Sion.