l'indagine
Partivano dall'Italia per svaligiare le gioiellerie in Spagna: come agivano i quattro banditi arrestati
Almeno 21 colpi, alcuni dei quali risalenti a dieci anni fa, per un bottino complessivo superiore a 500 mila euro
Operazione congiunta della Polizia nazionale spagnola e della Polizia di Stato italiana: smantellata una banda itinerante specializzata nei furti di preziosi. Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di aver messo a segno 21 colpi in gioiellerie situate in diverse province della Spagna, alcuni dei quali risalenti a dieci anni fa, per un bottino complessivo superiore a 500 mila euro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli arrestati, tutti residenti a Roma, raggiungevano la Spagna dall’Italia per compiere i raid. Nell’arco di cinque giorni si muovevano con estrema cautela per evitare di essere rintracciati: non lasciavano tracce nei luoghi di pernottamento, cambiavano spesso auto e telefoni e macinavano quotidianamente centinaia di chilometri tra varie località.
Il modus operandi prevedeva che due donne entrassero nella gioielleria; mentre una distraeva il dipendente, l’altra sottraeva i tappetini con i gioielli esposti sul bancone, per poi allontanarsi con apparente tranquillità, senza destare sospetti.
L’operazione è stata condotta dagli agenti della Polizia nazionale spagnola in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e con la Squadra Mobile di Roma. Le indagini hanno permesso di accertare che, in concomitanza con ogni furto, in una località situata tra i 100 e i 400 chilometri dalla scena del reato alloggiava un cittadino italiano legato alla principale indagata. Da questo elemento sono emersi ulteriori episodi riconducibili al gruppo e le autorità spagnole hanno emesso un Ordine Europeo di Indagine per localizzare i sospettati.
Il 30 marzo è stata individuata in Spagna la presenza dei quattro indagati, ritenuti pronti a colpire nuovamente. Scattato il dispositivo di osservazione, il giorno successivo tutti e quattro sono stati arrestati a Palencia. Tradotti davanti all’autorità giudiziaria, per tre di loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere.