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lo scontro

"Sei Papa grazie a me", la furia di The Donald contro Leone XIV. Il pontefice: "Non ho paura di Trump"

Attacco frontale del Presidente Usa a Prevost che replica sereno in volo verso l'Africa: "Continuerò a proclamare il Vangelo"

13 Aprile 2026, 12:37

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"Sei Papa grazie a me", la furia di The Donald contro Leone XIV. Il pontefice: "Non ho paura di Trump"

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Un inusuale e aspro botta e risposta a distanza tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il primo pontefice americano della storia, Papa Leone XIV, si consuma a migliaia di metri d’altitudine.

Mentre il Santo Padre è in volo verso Algeri per il suo primo grande viaggio apostolico, replica con calma alle bordate lanciate dal capo della Casa Bianca sui social.

All’origine della contesa vi sono le crescenti critiche del pontefice al conflitto avviato congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran e alle politiche migratorie particolarmente rigide dell’amministrazione repubblicana.

Trump non ha esitato a definire Leone XIV (al secolo Robert Francis Prevost, originario di Chicago) “terribile”, accusandolo di essere “debole sul tema delle armi nucleari” e intimandogli di “darsi una regolata come papa”.

Il presidente si è spinto oltre, rivendicando persino una sorta di paternità politica dell’elezione al soglio: “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, ha dichiarato, sostenendo che i cardinali lo abbiano scelto esclusivamente perché americano e per gestire i rapporti con lui. Trump ha inoltre definito il Papa “molto liberale” e convinto che “non crede nel fermare il crimine”, arrivando a lodare, per contrasto, il fratello del pontefice come un “vero Maga”.

La replica di Leone XIV non si è fatta attendere. Raggiungendo i giornalisti in fondo all’aereo che lo conduce in Africa, ha sfoggiato il suo consueto sorriso: “No, non ho paura dell’amministrazione Trump, o di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo”.

Il Papa ha ribadito la vocazione della Chiesa quale artefice di pace, respingendo la logica della realpolitik internazionale e stigmatizzando chi strumentalizza il Vangelo.

Nelle scorse settimane, pur noto per la sua prudenza, si era espresso con insolita franchezza sul fronte iraniano, definendo quel conflitto “atroce” e una “follia”, e ricordando che Dio rifiuta le preghiere dei leader che scatenano guerre e hanno le mani ‘piene di sangue’.

Anche sui migranti, il pontefice agostiniano era stato perentorio: chi accetta il trattamento disumano degli immigrati non sa se possa dirsi davvero “pro-vita”.

Mentre la polemica infuria negli Stati Uniti, Leone XIV atterra nella terra di Sant’Agostino, prima tappa di un impegnativo itinerario di undici giorni e 18 mila chilometri che toccherà anche Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Per Prevost, visitare i luoghi in cui Agostino fu vescovo (l’attuale Annaba) rappresenta un’occasione decisiva per tessere “ponti per costruire la pace e la riconciliazione”.

Una missione spirituale che, inevitabilmente, si erge a presidio morale contro l’escalation delle tensioni geopolitiche e le minacce di chi vorrebbe “distruggere la civiltà iraniana”.