l'inchiesta
I 12 minuti fantasma al Monaldi fatali per il piccolo Domenico: ora l'esame sui due cuori
Sospetti di falso in cartella clinica per l'équipe di cardiochirurgia pediatrica. L'esame dell'organo espiantato diventa la chiave per svelare la verità sulla morte del bambino
Il 28 aprile 2026, le aule del Policlinico di Bari diventeranno il teatro di un passaggio decisivo nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto dopo un trapianto di cuore non riuscito all’ospedale Monaldi di Napoli.
Al centro del confronto tecnico-giudiziario ci sono dodici minuti chiave che potrebbero ridisegnare non soltanto le cartelle cliniche, ma l’intera ricostruzione di quanto avvenne in sala operatoria il 23 dicembre 2025.
La Procura di Napoli contesta il reato di falso al cardiochirurgo Guido Oppido e alla sua vice, Emma Bergonzoni. L’impianto accusatorio si fonda su una difformità temporale ritenuta cruciale: malgrado i registri sanitari indichino una coincidenza degli orari, le verifiche dei carabinieri del Nas suggeriscono che il clampaggio — la manovra che consente l’espianto del cuore malato — sia stato eseguito alle 14.18, mentre l’organo da innestare, proveniente da Bolzano, non sarebbe entrato in sala prima delle 14.30.
In quell’intervallo, si ipotizza un vuoto assoluto in cui il piccolo sarebbe rimasto privo del proprio cuore senza che quello donato fosse ancora disponibile.
La difesa dei medici respinge in modo fermo l’impostazione accusatoria, sostenendo che l’espianto sia avvenuto soltanto dopo l’arrivo del nuovo organo e rivendicando la correttezza della documentazione clinica.
Per dirimere il contrasto, l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha presentato un’istanza ritenuta decisiva: nell’incidente probatorio di Bari dovranno essere esaminati non solo il cuore giunto da Bolzano, ma anche quello originario di Domenico. Quest’ultimo, da semplice reperto anatomico, assume il valore di un inequivocabile “cronometro biologico”.
Secondo i familiari, l’analisi fisiologica del tessuto e un filmato che mostra contrazioni cardiache alle 14.34 potrebbero smentire la scansione temporale indicata dalla difesa e chiarire con precisione la sequenza degli eventi.
La tragedia travalica i confini della singola sala operatoria e investe l’intera filiera dei trapianti, compreso il sistema di trasporto degli organi, che il nuovo testo unico del 2025 impone di tracciare e monitorare in modo rigoroso.
Già il primo esame autoptico del 3 marzo ha escluso macroscopiche lesioni da taglio sul cuore donato, spostando il focus degli accertamenti forensi su eventuali danni legati alla conservazione durante il trasferimento.
Nel frattempo, la Regione Campania ha disposto un’ispezione al Monaldi, mentre i familiari del bambino hanno avanzato una richiesta di risarcimento pari a 3 milioni di euro.
La vicenda ha inoltre ispirato la costituzione di una fondazione dedicata a Domenico, con l’obiettivo di promuovere trasparenza e sicurezza nelle procedure sanitarie più delicate.
L’udienza del 28 aprile non si concluderà con una sentenza, ma la comparazione dei due reperti potrebbe rappresentare una svolta: potrà stabilire se la morte del piccolo sia stata il frutto di un’eccezionale concatenazione di errori oppure il segno del clamoroso fallimento di protocolli di controllo ritenuti stringenti.
La risposta potrebbe trovarsi, minuto per minuto, in quei dodici minuti contesi.