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Cinema

Oltre 1.000 star di Hollywood contro la fusione Warner Bros e Paramount: «Meno opportunità, meno scelta»

Una lettera avverte sui rischi per creatività, posti di lavoro, costi e scelta del pubblico

13 Aprile 2026, 15:54

19:34

Oltre 1.000 star di Hollywood contro la fusione Warner Bros e Paramount: «Meno opportunità, meno scelta»

Glenn Close, Ben Stiller, Jane Fonda, Joaquin Phoenix e altre 1.000 star di Hollywood, non solo attori ma anche registi del calibro di Yorgos Lanthimos e Denis Villeneuve, si rivoltano contro l’acquisizione di Warner da parte di Paramount. Un’operazione da 110 miliardi di dollari, in fase cruciale di finalizzazione, che darebbe vita ad un colosso dell’intrattenimento e dei media mai esistito prima.

In una lettera aperta pubblicata sul sito 'Block the Merger', le celebrity attaccano la fusione sostenendo che danneggerebbe un settore «già sottoposto a forte pressione».

"Questa transazione ridurrebbe ulteriormente la concorrenza in un momento in cui i nostri settori, e il pubblico per cui lavoriamo, non possono permetterselo”, si legge nel messaggio. "Il risultato sarà un minor numero di opportunità per gli artisti, meno posti di lavoro nell’intero ecosistema produttivo, costi più elevati e una scelta ridotta per il pubblico negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Fatto ancor più allarmante, questa fusione ridurrebbe il numero delle principali case di produzione cinematografica americana a sole quattro", attaccano le star di Hollywood.

La Paramount ha risposto a stretto giro con una dichiarazione, nella quale assicura che «questa operazione unisce in modo unico punti di forza complementari per creare un’azienda in grado di dare il via libera a un maggior numero di progetti, sostenere idee audaci, supportare i talenti in tutte le fasi della loro carriera e portare storie a un pubblico di portata veramente globale, rafforzando al contempo la concorrenza garantendo che più attori di rilievo investano nei talenti creativi» si legge nel testo. «Abbiamo sempre ribadito il nostro impegno in tal senso: aumentare la produzione fino a un minimo di 30 lungometraggi di alta qualità all’anno con distribuzione cinematografica completa, continuare a concedere in licenza i contenuti e preservare marchi iconici con una leadership creativa indipendente - si sottolinea -. garantendo ai creatori più opportunità per il loro lavoro, non meno».

Tuttavia la lettera aperta di tanti protagonisti di Hollywood testimonia una forte resistenza all’accordo da parte degli addetti ai lavori che temono la scomparsa dei film a medio budget, delle produzioni indipendenti e, in ultima analisi, la sostenibilità dell’intera comunità creativa. Tra i promotori del messaggio anche il 'Committee for the First Amendment', il gruppo di Jane Fonda per il quale l’operazione «rappresenta una delle minacce più distruttive alla libertà di parola».

Alla fusione si è opposto anche il procuratore generale della California Rob Bonta e in Gran Bretagna è stata avviata un’indagine. «Questi due titani di Hollywood non hanno ancora superato il vaglio normativo - ha avvertito Bonta in un post del 26 febbraio -: il dipartimento di Giustizia della California ha un’inchiesta in corso e intendiamo procedere con rigore nella nostra analisi».