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«La commissione Covid è diventato uno strumento di parte», la lettera delle opposizioni e il coinvolgimento di Conte
Il caso è esploso nel corso di queste settimane quando le audizioni hanno chiamato in causa persone vicine all'ex-presidente del Consiglio
Sale la tensione tra Fratelli d'Italia e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte all'interno della Commissione d'inchiesta sulla gestione Covid. Polemiche che hanno portato i capigruppo delle opposizioni in commissione a scrivere una lettera ai presidenti di Camera e Senato per denunciare una situazione "non più tollerabile. La commissione - dicono nella missiva a La Russa e Fontana - sta progressivamente scivolando fuori dal suo perimetro, trasformandosi in uno strumento piegato a logiche di parte: audizioni costruite senza reale contenuto istruttorio, convocazioni ripetute senza confronto con l'opposizione, e soprattutto il sistematico azzeramento del contraddittorio".
Il caso è esploso nel corso di queste settimane quando le audizioni hanno chiamato in causa persone vicine all'ex-presidente del Consiglio. A finire sotto i riflettori è Luca Di Donna, figura legata allo studio legale di Conte, accusato di essersi presentato in più casi ad imprenditori come mediatore con la struttura commissariale di Domenico Arcuri per l'acquisto di mascherine dalla Cina in cambio di una percentuale. Il primo ad intervenire sulla questione è proprio il leader M5s, ospite domenica sera al programma Fuori dal Coro, spiegando di aver scritto "una lettera ai presidenti di Camera e Senato" per chiedere "di essere ascoltato sulla gestione del Covid, ma - precisa - ancora non sono ancora stato chiamato".
Parole a cui risponde il presidente della Commissione - e senatore di Fdi - Marco Lisei, negando la versione data da Conte e affermando che la disponibilità data sia solo formale. L'ipotesi sostenuta da Lisei è che il leader pentastellato si sia fatto inserire in Commissione appositamente per non poter essere audito. Una versione condivisa dal capogruppo Galeazzo Bignami, che fa eco alla richiesta di dimissioni per permettere l'audizione. Alle accuse si unisce anche Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fdi alla Camera: "Conte confonde il salotto televisivo con le sedi istituzionali: troppo facile fare la vittima davanti alle telecamere, mentre nei fatti ci si sottrae al confronto con la Commissione d'inchiesta".
Secca la smentita da parte del Movimento, che mette in discussione l'imparzialità della Commissione stessa. Il deputato Alfonso Colucci ha accusato Lisei di avergli impedito di fare domande durante l'audizione che ha fatto emergere la questione Di Donna. "Quale credibilità può avere una Commissione che mette il bavaglio a un commissario di opposizione pur di sostenere un'accusa preconfezionata, già smentita nei fatti e incompatibile con la verità storica e accertata dai giudici? Nessuna", ha chiosato Colucci.
Articolo di Luca Bagnariol