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Europa

La sconfitta di Orban scuote l’Europa, il trumpismo indebolisce le destre e Von der Leyen rilancia gli aiuti a Kiev

L’asse italiano sotto tensione con Meloni e Salvini in imbarazzo

13 Aprile 2026, 22:40

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La sconfitta di Orban scuote l’Europa, il trumpismo indebolisce le destre e Von der Leyen rilancia gli aiuti a Kiev

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Lunedì di primavera, Bruxelles. Ursula von der Leyen, al termine della conferenza stampa sul piano per l’energia, non ha alcuna voglia di evitare le domande sulla tornata politica dell’anno, quella <strong;sulle rive="" del="" danubio<="" strong="">. «Popolo ungherese, ce l’avete fatta, vi siete ribellati come nel 1956», scandisce la presidente della Commissione, da anni bersaglio numero uno di Viktor Orban. Con Peter Magyar, von der Leyen dovrà sistemare un paio di punti complessi. Ma i suoi impegni, rimarca, «sembrano già chiari».</strong;sulle>

Così come, un pò in tutta Europa, è evidente un dato: la sconfitta di uno dei simboli del sovranismo ridà sostanza ai movimenti filo-Ue e certifica un dato, il trumpismo fa male alla destra del vecchio continente. Gli effetti del voto ungherese, si sapeva, sarebbero andati ben oltre i confini dell’ex Paese asburgico. Avrebbero fatto rumore in Italia, innanzitutto, dove due terzi dei vertici di governo - la premier Giorgia Meloni e uno dei suoi vice, Matteo Salvini - sono stati stretti alleati di Orban. Il leader della Lega, al raduno dei Patrioti di sabato prossimo a Milano, avrebbe voluto celebrare anche la conferma dell’amico Viktor. I piani sono cambiati, chissà se il leader di Fidesz sarà presente all’evento. «Hanno vinto le opposizioni, buon lavoro a loro: vedremo se riusciranno a fare almeno una parte di quanto ha fatto Orban in passato», sottolinea Salvini dopo una notte di silenzio.

Tornando poi ad attaccare l’opposizione: «Quelli di sinistra che esultano non c'erano, sono come quelli che guardano le partite gufando ...». L’ordine di scuderia, nella Lega e in Fdi, è rimarcare il rispetto della volontà degli elettori. Più cauti i meloniani dei salviniani, a partire dalla premier, che con Peter Magyar dovrà averci presto a che fare. Non saranno solo spine. Secondo Fdi, il premier ungherese in pectore, su dossier come migranti e Green Deal la vede alla stessa maniera. Mentre l’Ucraina, in fondo, è sempre stato uno dei pochi punti che divideva Orban e Meloni nei consessi comunitari. Ma è vero che, sull'asse con Orban, Meloni - e non solo lei - hanno spesso fatto perno per contrastare le misure europee. Al tavolo dei vertici Ue gli equilibri sono ora destinati a cambiare.

Ma il tema potrebbe essere un altro. «Il tempo dei sovranismi è finito. Con Orban ha perso Trump, ha perso Vance. Arriva un altro segnale chiaro, proprio dall’Italia col referendum abbiamo cominciato a fermare le destre nazionaliste», spiega la segretaria del Pd, Elly Schlein. Al di là delle sue parole, qualche dato c'è. Arriva dai risultati delle urne in Olanda e Danimarca. Dal referendum italiano, appunto. E il dato è che Trump e il movimento Maga, man mano che la crociata anti-Ue di Donald si fa più violenta, si sta tramutando in una enorme zavorra. Chi lo sosteneva con convinzione, in vista del cruciale 2027 - il voto è previsto in Italia, Francia, Spagna e Polonia - è avvertito. «In una fase così complicata il rapporto tanto stretto di Orbán con Trump, e soprattutto Netanyahu, può non averlo favorito», ammette, non a caso, il capodelegazione di Fi al Pe, Carlo Fidanza.

La sconfitta di Orban non è solo un importante avvenimento politico. È destinata a cambiare, sin dalle prossime settimane, la strategia dei vertici Ue. Sul prestito da 90 miliardi a Kiev, von der Leyen tornerà presto alla carica con l'obiettivo di dare via libera alla prima tranche nel giro di un mese. Anche sul 20/o pacchetto di sanzioni il veto ungherese è destinato a cadere mentre sull'Allargamento all’Ucraina la posizione di Magyar resta molto, molto prudente. Di certo, se il leader di Tisza metterà subito in campo le riforme per abbattere il sistema Orban, la Commissione potrebbe scongelare i primi fondi Ue. In totale sono 17 miliardi.

Tuttavia, nell’esultanza di von der Leyen c'è anche una «lezione da imparare": nelle scelte di politica estera - sottolinea - bisogna andare oltre l’unanimità e applicare la maggioranza qualificata. Perché un altro Orban, prima o poi, potrà tornare a sbarrare la strada dell’Unione.