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Guerra

Possibili colloqui Usa-Iran nei prossimi giorni mentre lo Stretto di Hormuz resta bloccato

Secondo il New York Times, Trump ha respinto la proposta iraniana di sospendere per 5 anni al massimo l’arricchimento dell’uranio, contro i 20 richiesti da Washington

14 Aprile 2026, 20:46

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Possibili colloqui Usa-Iran nei prossimi giorni mentre lo Stretto di Hormuz resta bloccato

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Qualcosa «si sta muovendo». Chiuso lo Stretto di Hormuz, dalla guerra prima e dal blocco navale di Donald Trump poi, il presidente americano annuncia un possibile nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran «nei prossimi due giorni». Non più in Pakistan, che pure si era offerto di ospitarli ancora, dopo il primo giro andato a vuoto sabato scorso. «Abbiamo in mente un altro luogo», ha detto il tycoon al New York Post, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sulla sede del prossimo incontro né sul livello delle delegazioni. Fonti di stampa ipotizzano che possano tenersi giovedì a Ginevra, ma non si escludono Turchia ed Egitto, gli altri due Paesi mediatori.

E mentre scorre il conto alla rovescia verso la fine dell’attuale cessate il fuoco prevista per il 21 aprile, sul tavolo delle trattative restano le potenzialità di Teheran di dotarsi dell’arma nucleare che Stati Uniti e Israele vogliono impedire a tutti i costi: secondo il New York Times, Trump ha respinto la proposta iraniana di sospendere per 5 anni al massimo l’arricchimento dell’uranio, contro i 20 richiesti da Washington. La stessa fonte ha aggiunto che gli Usa chiedono la rimozione dell’uranio già altamente arricchito (circa 450 chili) utile a produrre la bomba atomica, ma che gli iraniani insistono perché resti nel Paese offrendo però di diluirlo in modo significativo. Dal canto suo, la Repubblica islamica preme inoltre per la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati all’estero.

In questo quadro crescono le pressioni internazionali affinché riprendano i negoziati e, soprattutto, si sblocchi lo Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio e l’economia globali. La Cina, che ha giocato un ruolo nella decisone di Trump di stabilire il cessate il fuoco di 15 giorni, ha di nuovo presentato una sua proposta per la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel Golfo. Il presidente Xi Jinping ha illustrato al principe ereditario degli Emirati, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, in un incontro a Pechino, un piano in 4 punti che comprendono la coesistenza pacifica nella regione, il rispetto della sovranità nazionale, quello del diritto internazionale e il coordinamento tra sviluppo e sicurezza.

Ma senza uno scatto in avanti della diplomazia, il tratto di mare che porta al Golfo Persico resta chiuso, o quasi. Il Comando centrale americano ha riferito che nelle prime 24 ore di blocco sei navi mercantili sono state costrette a invertire la rotta e tornare nei porti iraniani, dopo essersi imbattute nelle forze Usa. Oltre 10.000 militari americani e 12 navi della US Navy sono impegnati nel blocco che, ha ricordato Centcom, viene attuato «nei confronti di navi di tutte le nazioni» in entrata o in uscita dai porti dell’Iran. Secondo i dati di tracciamento marittimo visionati da Bbc Verify, tuttavia, di 4 navi che avevano attraversato lo Stretto, tra cui due sanzionate dagli Stati Uniti e altre dirette o provenienti dagli scali iraniani, almeno due sembrano aver invertito la rotta per tornare indietro.

Intanto respinto l’appello di Trump a partecipare attivamente alle operazioni, Francia e Gran Bretagna hanno preso l'iniziativa convocando per venerdì una Conferenza, presieduta da Emmanuel Macron e Keir Starmer, dei Paesi «non belligeranti pronti contribuire» a «una missione multilaterale e puramente difensiva». La missione, dai contorni ancora da definire, sarà distinta dalle attività degli Stati Uniti, ha precisato l'Eliseo, e «destinata a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno». Condizioni che al momento non appaiono ancora all’orizzonte.