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16 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:47
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Paolo Zampolli e i "20 miliardi in 20 minuti": così l'ambasciatore ombra fa girare la macchina degli affari di Trump

L'imprenditore italiano raccontato dal Financial Times: l'uomo che riceve le istruzioni direttamente dal presidente degli Stati Uniti e dai vari dipartimenti governativi per chiudere accordi miliardari a tempo di record nei vertici internazionali

16 Aprile 2026, 11:08

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Paolo Zampolli e i "20 miliardi in 20 minuti": così l'ambasciatore ombra fa girare la macchina degli affari di Trump

Paolo Zampolli insieme al vice presidente JD Vance in una recente missione in Ungheria

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Paolo Zampolli si presenta con un biglietto da visita tanto audace quanto memorabile: “20 miliardi di dollari in 20 minuti”. È la formula che riassume l’ascesa dell’ex agente di modelle, volto noto della nightlife newyorkese, oggi divenuto l’emissario itinerante di Donald Trump in un ritratto pubblicato dal Financial Times che lo descrive come un "facilitatore" che vola tra capitali europee e mediorientali, sigla intese di portata miliardaria e che affianca alti funzionari statunitensi.

“Il mio capo numero uno è il presidente degli Stati Uniti”, ha dichiarato al quotidiano finanziario britannico Zampolli, sostenendo di ricevere istruzioni dirette dalla Casa Bianca, dal Dipartimento del Commercio e persino da quello “della Guerra”, con un obiettivo inequivocabile: promuovere l’agenda America First.

Figlio di una famiglia italiana benestante con interessi nell’acciaio e nelle ferrovie, con lontane connessioni che lambiscono la dinastia Agnelli e persino un pontefice, Zampolli fu presenza fissa della scena mondana di New York alla fine degli anni Novanta. All’epoca - come ricorda il FT - era un “impresario spaccone” la cui sfrontatezza superava la dimestichezza con l’inglese. Nel 2001 Vanity Fair gli dedicò un profilo intitolato, Ze-e E-e-en credible Paolo!, ironico ma anche stupito per la sua influenza nell’universo della moda. Sulla celebre rubrica “Page Six” del New York Post, era etichettato come “model mogul”, compariva con una frequenza seconda solo a Paris Hilton.

La svolta decisiva arrivò nel 1998, quando presentò una giovane modella slovena, Melania Knauss, all’allora imprenditore Donald Trump durante una festa della settimana della moda a New York. Quell’incontro lo consacrò nella cerchia ristretta del futuro (per due volte) Presidente, garantendogli un accesso al potere che oggi utilizza come leva diplomatica e commerciale.

La sua attività di inviato del Presidente è documentata sul suo profilo Instagram: una sequenza di strette di mano, vertici e contratti. La sua presenza - il racconto è sempre quello del Financial Times - è costante nei crocevia della diplomazia economica dell’amministrazione Trump. Di recente ha accompagnato il vicepresidente JD Vance in Ungheria per definire un accordo cruciale sulla vendita di energia nucleare. Pochi mesi prima era in Uzbekistan con una missione precisa: promuovere l’acquisto di aerei Boeing. Il suo metodo negoziale è diretto, quasi brutale. Raccontando al Financial Times l’episodio uzbeko, Zampolli ha riferito che, a fronte di una proposta iniziale di 4 miliardi di dollari, reagì con disprezzo: “Siete impazziti? Non chiamo il mio capo per un misero 6 miliardi... Voglio 50 miliardi”. Secondo la sua versione, l’intesa si sarebbe poi chiusa a 20 miliardi in pochi minuti. Trump successivamente ha rilanciato le cifre, affermando che l’Uzbekistan avrebbe investito “oltre 100 miliardi di dollari” nell’industria americana. Zampolli minimizza i dettagli operativi: “Io porto le persone insieme, partnership globali. Poi ci sono i dettagli... è lì che entrano i segretari”, afferma al FT, riecheggiando lo stile del Presidente. La sua filosofia è pragmatica: “Se volete rendere felice il presidente, comprate Boeing. È la cosa più semplice del mondo”. Un approccio che include anche iniziative simboliche, come il recente vanto di aver chiuso un’intesa per inaugurare il “Donald J Trump Park” a Bucarest, in Romania, in occasione del 250º anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

L’eccezionale prossimità al potere ha attirato inevitabilmente inchieste e controversie. Il New York Times ha rivelato nelle scorse settimane un retroscena spinoso della sua vita privata: Zampolli avrebbe contattato le autorità migratorie statunitensi per ottenere un vantaggio in una dura disputa legale con l’ex compagna, Amanda Ungaro. La donna, cittadina brasiliana con cui ha condiviso quasi vent’anni di relazione e con cui è in corso una battaglia per la custodia del figlio, è stata infine espulsa dagli Stati Uniti.

Zampolli come riporta lo stesso quotidiano britannico - respinge in modo netto le accuse, definendo il racconto inaccurato e politicamente motivato e sostenendo di aver chiesto soltanto chiarimenti, non favori. A questa vicenda si intrecciano i sussurri legati al caso di Jeffrey Epstein. Dopo una conferenza stampa a sorpresa di Melania Trump, che ha smentito qualsiasi legame con il defunto finanziere e negato che Epstein abbia avuto alcun ruolo nella sua presentazione a Donald, Amanda Ungaro ha pubblicato su X alcuni post allusivi su un possibile collegamento, poi rimossi. Anche qui, Zampolli ha liquidato le insinuazioni con tono tranchant: “E cosa dice Jeffrey Epstein [di me]? ‘È un guaio, state lontani’. E infatti mi odiava. [...] Non mi ha mai invitato sull’isola”.

Come segnala l’analisi del Financial Times, l’ascesa di Paolo Zampolli non è soltanto una parabola individuale: è il segno di un mutamento strutturale nella politica estera di Washington. In un’amministrazione che privilegia lealtà e risultati rispetto alle procedure, Zampolli incarna una “diplomazia parallela” fondata sulle personalità, informale e orientata al ritorno immediato. Il confine tra funzione pubblica e affari privati, tra relazioni internazionali e arte della vendita, appare sempre più labile. Per questo ambasciatore atipico non esiste conflitto d’interesse, ma un unico mantra da esportare in ogni capitale: “Comprate americano”. E per chi indugia, resta il suo avvertimento scolpito come slogan: “20 miliardi in 20 minuti”.