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16 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:42
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l'allarme

La trappola di Hormuz, c'è jet fuel per altre sei settimane: perché le nostre vacanze rischiano di restare a terra

La crisi nello Stretto strangola le forniture di kerosene: prezzi raddoppiati e scorte agli sgoccioli. Ecco cosa rischiano i passeggeri tra rincari e cancellazioni. E l'AIE avverte sulla più grave emergenza energetica di sempre: senza carburante dal Golfo, il trasporto aereo entra in una spirale di tagli alle rotte e biglietti alle stelle

16 Aprile 2026, 17:13

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La trappola di Hormuz, c'è jet fuel per altre sei settimane: perché le nostre vacanze rischiano di restare a tera

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Lontano dai grandi hub del continente, nello Stretto di Hormuz l’accumulo di petroliere alla fonda sta innescando una crisi senza precedenti per l’aviazione europea.

L’allarme arriva da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), con una stima che pesa come un macigno: all’Europa resterebbero “circa sei settimane” di carburante per aerei prima di dover affrontare conseguenze gravissime.

Non è un semplice scossone dei prezzi, ma lo spettro di un razionamento fisico. Il jet fuel – o cherosene aeronautico – non è facilmente sostituibile: richiede impianti di raffinazione specifici, una logistica dedicata e infrastrutture ad hoc, risultando molto meno elastico del greggio.

Secondo la IATA, il fabbisogno europeo dipende in condizioni normali dal Golfo Persico per una quota tra il 25% e il 30%.

Con il blocco di Hormuz – un “chokepoint” globale attraversato da 20 milioni di barili al giorno – salta l’intero equilibrio del mercato dei prodotti raffinati, esponendo l’Europa alla feroce concorrenza asiatica e a una volatilità esasperata dei listini.

I segnali d’allerta sono già visibili nei conti delle compagnie. Il prezzo del jet fuel ha superato di recente i 1.650 dollari a tonnellata, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Gli aeroporti, tramite ACI Europe, hanno messo in guardia le istituzioni su una possibile carenza sistemica, con differenze tra i Paesi a seconda della robustezza delle scorte commerciali.

Per i passeggeri, l’impatto sarà concreto e scandito in fasi: prima rincari tariffari e supplementi carburante, poi tagli alle rotte marginali o meno redditizie e, negli scenari più critici evocati dall’AIE, vere e proprie cancellazioni di voli.

Una doccia fredda per un settore che nel 2025 aveva appena festeggiato una vigorosa ripresa, con 100 milioni di passeggeri in più e tassi di riempimento tornati ai livelli pre-crisi.

Le contromisure immediate somigliano a cerotti su una ferita strutturale. Il rilascio record delle riserve strategiche promosso dall’AIE e la corsa ad approvvigionarsi di carichi alternativi dagli Stati Uniti possono guadagnare tempo, ma non risolvono il nodo logistico.

E il tanto atteso “salvagente” dell’aviazione verde non è pronto a reggere l’urto: nonostante l’entrata in vigore del regolamento ReFuelEU Aviation nel 2025, i carburanti sostenibili (SAF) coprono appena lo 0,7% dei consumi globali.