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16 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:00

la guerra

Trump "impone" una tregua tra Libano e Israele: perché il cessate il fuoco c'è l'"asse" tra Washington e Teheran

La tregua libanese è solo un tassello: le rivelazioni sulle pressioni Usa su Netanyahu e le trattative segrete con l'Iran per ridisegnare il Medio Oriente. Ma Hezbollah non ci sta

Trump "impone" una tregua tra Libano e Israele: perché il cessate il fuoco c'è l'"asse" tra Washington e Teheran

16 Aprile 2026, 19:59

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Alle 17:00 della costa Est degli Stati Uniti (dalle 21 in Europa) entra in vigore una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano, annunciata a sorpresa dal presidente statunitense Donald Trump.

Dopo colloqui, da lui definiti “eccellenti”, con il presidente libanese Joseph Aoun e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il cessate il fuoco rappresenta il primo vero banco di prova politico tra Beirut, Tel Aviv e Washington dopo un mese e mezzo di conflitto sanguinoso e brutale.

L’intesa non scaturisce da una de-escalation spontanea, ma si inserisce nel pieno di una campagna militare iniziata il 2 marzo 2026, quando Hezbollah ha lanciato razzi verso Israele in risposta all’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei.

Il bilancio sul terreno è drammatico: oltre 2.100 morti, più di 1,1 milioni di sfollati in Libano, il 15% del territorio evacuato e un sistema sanitario al collasso, costretto a chiudere la metà delle strutture nelle aree più colpite.

La portata storica del momento è data anche dai primi colloqui diretti tra rappresentanti di Israele e Libano svoltisi a Washington. Ospitati dal Segretario di Stato americano Marco Rubio, questi incontri faccia a faccia costituiscono il primo confronto “significativo” tra i due Paesi dal 1993.

Il messaggio proveniente dalla capitale statunitense è inequivocabile: qualsiasi accordo dovrà essere formalizzato tra i due governi, escludendo le milizie armate dalle leve decisionali.

Per il primo ministro libanese Nawaf Salam, il cessate il fuoco non è una concessione bilaterale, ma la “richiesta fondamentale” e la precondizione necessaria per avviare qualunque negoziato politico.

L’esecutivo di Beirut tenta una manovra interna complessa: riaffermare il monopolio dello Stato sull’uso legittimo della forza e sulla decisione di guerra e pace.

In una riunione d’emergenza, il governo ha invocato il divieto immediato di tutte le attività militari di Hezbollah, chiedendo la consegna delle armi allo Stato e il dispiegamento dell’esercito a nord del fiume Litani.

Il grande assente — e la principale incognita — resta però appunto Hezbollah. Pur essendo l’attore militare decisivo sul campo, il movimento sciita non è parte dell’accordo annunciato da Trump e, per voce dei suoi esponenti politici, ha già fatto sapere di non considerarsi vincolato dalle intese raggiunte a Washington.

Come ribadito più volte dalle Nazioni Unite, il rispetto della Risoluzione 1701 e il contenimento delle milizie costituiscono l’anello più fragile dell’intera operazione.

La memoria corre, senza troppe illusioni, alla tregua incompiuta del novembre 2024, rapidamente naufragata tra violazioni, macerie e mancata attuazione.

Dietro le quinte, il dossier libanese si intreccia con equilibri geopolitici estremamente precari. Secondo indiscrezioni di Axios, Trump avrebbe sostanzialmente “forzato” la mano di Tel Aviv imponendo il cessate il fuoco mentre il gabinetto di sicurezza israeliano era ancora in discussione. Questa accelerazione americana si collocherebbe nel contesto dei negoziati in corso — mediati dal Pakistan — per giungere a un accordo diretto tra Washington e Teheran.

La clessidra dei dieci giorni ha iniziato a scorrere. Nello scenario più favorevole, la pausa potrà consentire un rientro, seppur parziale, degli sfollati, la riapertura di corridoi umanitari e l’impostazione di un’agenda negoziale robusta.

In quello peggiore, non sarà che un interludio prima di una nuova, prevedibile escalation. Nel Medio Oriente delle rovine, la differenza tra svolta storica ed ennesimo miraggio dipenderà non dagli annunci, ma da chi vorrà davvero mantenere il silenzio delle armi sul campo.

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