English Version Translated by Ai
17 aprile 2026 - Aggiornato alle 11:00
×

l'indagine

Napoli, dopo l'assalto con 25 ostaggi è caccia all'uomo: la fuga nel sottosuolo per il colpo da manuale criminale

L'inchiesta coordinata dal procuratore Gratteri tende a ricostruire il piano che i banditi hanno messo a segno

17 Aprile 2026, 09:56

10:00

Napoli, dopo l'assalto con 25 ostaggio è caccia all'uomo: la fuga nel sottosuolo per il colpo da manuale criminale

Seguici su

Una filiale bancaria nel cuore del Vomero-Arenella, le sirene che si accumulano in pochi minuti, la piazza che si svuota e si ferma, e dentro una manciata di uomini armati o comunque pronti a usare la minaccia come leva, abbastanza lucidi da trasformare una rapina in una lunga pressione psicologica su clienti e dipendenti. Quello che è avvenuto ieri è il segno di una criminalità che, pur in un contesto in cui le rapine agli sportelli sono diminuite negli anni, scegli l'effetto ostaggio. 

Il tutto si consuma in una filiale di Crédit Agricole in piazzale Medaglie d’Oro, area di confine tra Vomero e Arenella a Napoli. La banda, composta presumibilmente da circa cinque persone, fa irruzione poco prima delle 13 e sorprende all’interno clienti e personale. Nel giro di pochi istanti la rapina cambia: i presenti diventano ostaggi, in tutto 25, mentre all’esterno scatta un massiccio dispositivo di emergenza.

Una rapina che si trasforma subito in un assedio

La prima caratteristica che colpisce è la rapidità con cui il colpo si irrigidisce. L’intervento delle forze dell’ordine interrompe la via più semplice e costringe i malviventi a restare dentro. È a quel punto che la filiale si trasforma in uno spazio chiuso, carico di tensione, nel quale ogni minuto in più aumenta il rischio e moltiplica la pressione sui sequestrati. Le informazioni nelle ore successive parlano di una gestione della crisi che ha richiesto prudenza, contenimento dell’area e una fase di interlocuzione prima dell’irruzione.

La scena è quella di un quartiere centralissimo improvvisamente paralizzato. Piazzale Medaglie d’Oro è un nodo urbano ad alta densità: traffico, esercizi commerciali, passaggio continuo di residenti e lavoratori. Proprio per questo il colpo ha avuto un impatto pubblico immediato, non limitato alle persone dentro la banca. L’assalto in pieno giorno, in una zona così esposta, ha prodotto un doppio effetto: da un lato la paura diretta di chi si trovava nella filiale, dall’altro la sensazione, all’esterno, di assistere a un episodio eccezionale per visibilità e audacia.

Gli ostaggi, la trattativa, il varco aperto da carabinieri e vigili del fuoco

La priorità, fin dall’inizio, è stata evitare che il sequestro degenerasse. Le fonti concordano su un punto: i 25 ostaggi sono stati liberati vivi e senza ferite gravi, ma la prova emotiva è stata pesantissima. Sei persone tra dipendenti e clienti hanno avuto bisogno di assistenza sanitaria per malori e shock, un dato che misura da solo il livello di terrore vissuto all’interno della filiale.

L’accesso all’edificio non era semplice. Secondo quanto riportato da Sky TG24 e Tgcom24, per creare un varco è stato necessario forzare la vetrata d’ingresso con il supporto dei Vigili del Fuoco, mentre sul posto si consolidava il perimetro di sicurezza. Nel frattempo, la gestione della crisi avrebbe consentito la liberazione dei presenti prima dell’ingresso dei reparti specializzati. È un dettaglio decisivo, perché sposta il bilancio dell’episodio: la rapina resta gravissima, ma il fatto che non si siano registrati feriti gravi fra gli ostaggi indica che la fase più delicata – quella della presenza dei civili nelle mani dei banditi – è stata chiusa senza esiti irreparabili.

Quando arrivano le unità speciali, i banditi non ci sono più

Il punto più clamoroso, e per certi versi più inquietante, viene dopo. Quando il dispositivo d’intervento arriva alla fase finale, dentro la banca i rapinatori non ci sono più. Qui sta il cuore investigativo della vicenda. L’ipotesi più accreditata, ripresa da più fonti, è quella di una via di fuga attraverso un cunicolo o comunque tramite la rete fognaria.

Un colpo probabilmente preparato in anticipo

Se la fuga è davvero avvenuta dal sottosuolo, allora il dato più importante non è soltanto l’evasione finale ma il grado di pianificazione che l’ha resa possibile. Un’uscita del genere non si improvvisa in pochi minuti, né si organizza senza sopralluoghi, tempi, strumenti e una conoscenza accurata della filiale e dell’ambiente circostante. Significa, verosimilmente, che l’azione era stata studiata in precedenza, con una scansione precisa dei tempi d’ingresso, dei flussi di clientela, dei margini di risposta delle pattuglie e delle eventuali vie di dispersione. È proprio questo a differenziare il colpo del Vomero dalla rapina improvvisata: non il gesto impulsivo di chi tenta la sorte, ma un’operazione che presenta diversi tratti di premeditazione logistica.

Anche la consistenza del gruppo va in questa direzione. Cinque persone, secondo la stima iniziale, sono già un numero significativo: abbastanza per presidiare ingressi, controllare i presenti, occuparsi del bottino e garantire supporto alla fuga. In un contesto bancario, la presenza di più uomini aumenta la capacità di intimidazione e riduce il margine di reazione delle vittime. Ma rende anche più complessa la fuga. Il fatto che siano riusciti a dileguarsi nonostante l’accerchiamento rende la preparazione un elemento centrale dell’inchiesta.