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17 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:00
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il delitto

Quattro ore sotto torchio: il mistero della ricina si stringe attorno alla cugina

La parente di Gianni Di Vita è la prima a essere riascoltata due volte dagli inquirenti. Vive nello stesso palazzo e ha ospitato i sopravvissuti dopo il sequestro della casa

17 Aprile 2026, 18:27

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Quattro ore sotto torchio: il mistero della ricina si stringe attorno alla cugina

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A Pietracatella l’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita si concentra sempre più sui legami familiari più stretti.

Al centro dell’attenzione della Squadra Mobile di Campobasso c’è un passaggio ritenuto cruciale per il prosieguo delle indagini: il lungo interrogatorio della cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

La donna è rimasta per oltre quattro ore negli uffici della Questura, diventando la prima persona ascoltata per due volte da quando il fascicolo della Procura di Larino ha mutato qualificazione, passando da una sospetta intossicazione alimentare all’ipotesi di duplice omicidio volontario contro ignoti.

Questa seconda convocazione è considerata uno degli snodi più rilevanti del fascicolo. La cugina dell’ex sindaco Gianni Di Vita riveste infatti un ruolo chiave per comprendere le dinamiche domestiche: non solo abita di fronte alla famiglia, nello stesso stabile, ma è stata lei ad accogliere e ospitare in casa l’uomo e la figlia maggiore, Alice, subito dopo il sequestro dell’abitazione teatro della tragedia.

Gli inquirenti precisano che, allo stato, la donna non è indagata ed è stata sentita esclusivamente come persona informata sui fatti. La sua testimonianza è però ritenuta fondamentale per ricostruire movimenti, presenze e contesto umano, verificando e incrociando le versioni già raccolte da oltre trenta persone sentite finora.

In un paese di appena 1.200 abitanti, gli investigatori stanno tornando a bussare alle stesse porte, perché l’ombra della ricina — una tossina letale per la quale il Centro antiveleni Maugeri di Pavia ha registrato una “non negatività” nel sangue delle due donne — impone di riesaminare ogni dettaglio. Chi aveva accesso alla casa, alla tavola, alle stoviglie nei giorni del 23 e 24 dicembre 2025? L’abitazione di via del Risorgimento resta sotto sequestro, mentre la Polizia scientifica cerca eventuali tracce residue tra i recipienti d’uso quotidiano.

Il quadro si complica se si considera la posizione di Gianni Di Vita: l’ex primo cittadino, pur avendo mangiato con la famiglia e accusato malori, risulterebbe negativo alle analisi per la ricina. Un esito che non chiude il cerchio, ma lo rende più intricato: se le vittime avessero assunto il veleno nello stesso contesto alimentare, perché emergono riscontri differenti?

In attesa degli esiti decisivi di Pavia e delle analisi sui vetrini autoptici fissate per il 29 aprile 2026 a Bari, le audizioni proseguono. Il ritorno in Questura della cugina non prefigura un’imputazione imminente, ma indica con chiarezza la rotta investigativa: l’indagine avanza per accumulo di particolari nel cuore dell’ambiente familiare, dove la cronaca nera si tramuta nell’amaro racconto di una fiducia tradita.