la sparatoria
Sangue sulla festa dei Sikh: due morti al tempio di Covo
Agguato mirato poco prima di mezzanotte. Freddati due 48enni sikh. Il killer in fuga sarebbe un fedele della comunità
Covo, la notte si tinge di sangue alla vigilia della festa. Venerdì 17 aprile 2026, a pochi minuti dalla mezzanotte, il piazzale davanti al Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji, nella zona industriale del paese bergamasco, è diventato il luogo di un agguato spietato e mirato. Due uomini di nazionalità indiana, Raginder Singh, 48 anni, residente a Covo, e Gurmit Singh, suo coetaneo di Agnadello, sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco in strada, appena usciti dal capannone adibito a luogo di culto.
Per Gurmit, il dramma è ancor più lacerante: lascia la moglie e due figli. L’assalitore si è avvicinato armato, ha fatto fuoco e si è poi dileguato a bordo di un’auto, sconvolgendo una comunità riunita per i preparativi del Vaisakhi, una delle ricorrenze più sacre del calendario sikh.
Le prime risultanze escludono la rissa improvvisa degenerata nel sangue e delineano invece un’azione rapida e letale. Sul posto sarebbero stati repertati circa dieci bossoli: una raffica di colpi di eccezionale intensità, ben superiore al “necessario” per colpire le due vittime.
Un elemento che orienta le indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo e della Compagnia di Treviglio verso l’ipotesi di un’esecuzione pianificata con freddezza.
Un testimone, Singh Govindpa, ha riferito ai cronisti che a sparare sarebbe stato “un indiano di Antegnate”, frequentatore a sua volta del tempio. Secondo la stessa testimonianza, i proiettili avrebbero anche sfiorato una terza persona.
Qualora queste dichiarazioni trovassero riscontro, verrebbe meno l’idea di un’azione estemporanea in favore di un regolamento di conti o di un conflitto maturato all’interno della rete relazionale della diaspora sikh.
Lo sconcerto attraversa l’intera provincia. Il sindaco di Covo, Andrea Cappelletti, ha descritto la realtà sikh locale come una comunità “integrata” e pacifica, presente da quindici anni senza aver mai creato problemi di ordine pubblico.
Proprio per sabato era prevista nelle vicinanze una celebrazione ufficiale con la partecipazione delle istituzioni territoriali.
Il Vaisakhi, festività che dal 1699 segna la nascita della Khalsa e il rinnovamento della vita comunitaria, è stato così profanato, incrinando il senso di sicurezza in un luogo simbolico votato all’ospitalità.
La numerosa presenza sikh in Lombardia e nella Bergamasca, radicata da tempo, osserva attonita.
Mentre le salme sono state trasferite a Pavia per l’autopsia, gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
Si stanno esaminando le immagini di videosorveglianza, ascoltando i testimoni e analizzando i reperti balistici.
Il movente resta l’interrogativo cruciale: dissidi personali, questioni economiche o tensioni associative. La risposta si cela nel buio di una notte che avrebbe dovuto essere di preghiera.