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21 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:58
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Meloni rompe il silenzio su Trump: «Il coraggio è dire quello che si pensa»

La premier parla per la prima volta dell'attacco verbale che le aveva sferrato il presidente americano e per una missione a Hormuz chiede il mandato dell'Onu e che sia il Parlamento a esprimersi

21 Aprile 2026, 15:06

15:10

Meloni replica a Trump: il coraggio è dire quello che si pensa, ma per Hormuz serve il mandato delle Nazioni Unite

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A margine della visita al Salone del Mobile, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha replicato alle parole di Donald Trump che l'aveva apostrofata come "inaccettabile e non coraggiosa" dopo che la premier si era schierata dalla parte di Papa Leone, a sua volta attaccato sempre dal presidente Usa.

«Non sono rimasta male. Penso che il coraggio sia dire quello che si pensa anche quando non si è d’accordo», ha dichiarato la premier che fino ad oggi aveva scelto il silenzio dopo le esternazioni del presidente alleato.

E ha aggiunto: «Me l’aspettavo. Ma penso che questo non debba far rinunciare le persone a dire quello che pensano anche quando non sono d’accordo. L’amicizia è fatta di questo, il coraggio è fatto di questo». La premier ha poi precisato: «Questo chiaramente non vuol dire mettere in discussione i nostri storici rapporti con gli Usa. Gli amici ti danno una mano anche e forse soprattutto quando ti dicono che non sono d’accordo».

Sul dossier Hormuz, Meloni ha ricordato: «Noi siamo stati tra i primi a proporre che ci fosse una copertura Onu su un’eventuale missione a Hormuz. Non è stato possibile per un veto che c’è nel Consiglio di Sicurezza attualmente da parte di Russia e Cina. Vedremo nelle prossime settimane se quel veto può essere superato». E ha fissato le condizioni per un eventuale coinvolgimento: «Chiaramente ci dev’essere una cessazione delle ostilità, un’ampissima adesione internazionale e la postura della missione dev’essere esclusivamente difensiva». In assenza di un mandato Onu, ha concluso, «in questi casi penso che l’Italia debba comunque esserci, ma dev’essere il Parlamento a esprimersi». La gestione dello Stretto resta uno dei nodi più sensibili nel quadro delle tensioni tra Israele e Stati Uniti da un lato e l’Iran dall’altro.