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il caso

Trump voleva i codici nucleari, fermato dal generale: l'inquietante rivelazione dell'ex analista della CIA

Nel pieno della crisi in Medio Oriente, il Generale Dan Caine fa valere la sua autorità per bloccare l'accesso ai codici atomici

21 Aprile 2026, 18:59

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Trump voleva i codici nucleari, fermato dal generale: l'inquietante rivelazione dell'ex analista della CIA

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La Casa Bianca sarebbe scossa da indiscrezioni dirompenti che proiettano un’ombra sulla tenuta dell’amministrazione e sui processi decisionali interni nel pieno di una fase di acuta tensione internazionale. Stando a quanto riferito, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe tentato di ottenere accesso ai codici nucleari durante una riunione d’emergenza, venendo però fermato da un alto ufficiale delle forze armate.

La rivelazione è stata avanzata dall’ex analista della CIA Larry Johnson nel popolare programma YouTube Judging Freedom. Secondo la sua ricostruzione, di fronte alla richiesta del Presidente di utilizzare i codici, il generale Dan Caine — indicato come attuale Capo degli Stati Maggiori Riuniti — si sarebbe alzato opponendo un netto “No”. L’intervento avrebbe innescato un acceso confronto all’interno della sala.

Tali affermazioni, al momento, non risultano verificate in via ufficiale. Le accuse si inseriscono in un contesto di crescente apprensione circa la condotta irregolare e l’imprevedibilità del Capo della Casa Bianca. Solo pochi giorni fa, un commento a sfondo sessuale pronunciato sul palco ha lasciato il pubblico interdetto, mentre voci e congetture sulla sua salute sono state alimentate da segnali ritenuti allarmanti da alcuni osservatori, come il modo di stare in piedi.

Non sarebbe la prima volta, secondo precedenti resoconti, che i vertici militari avrebbero cercato di contenere l’azione del Comandante in Capo: Trump sarebbe stato deliberatamente escluso dalla Situation Room durante una delicata operazione di salvataggio in Iran, per il timore che un temperamento giudicato esplosivo potesse compromettere l’esito della missione.

La tensione nell’Ala Ovest resterebbe elevata: all’inizio del mese, dopo la distruzione di un velivolo statunitense da parte delle forze iraniane, il Presidente avrebbe passato ore a gridare contro lo staff, ossessionato dai ricordi della crisi degli ostaggi del 1979.

Il quadro geopolitico di fondo è altamente instabile. Dal 28 febbraio gli Stati Uniti sarebbero coinvolti in un confronto armato con l’Iran, avviato da attacchi aerei congiunti israelo-americani contro molteplici obiettivi strategici. La dura risposta di Teheran avrebbe contribuito a precipitare il Medio Oriente nel caos, fino alla chiusura della cruciale rotta marittima dello Stretto di Hormuz. È in vigore un cessate il fuoco temporaneo, ma non è stato ancora raggiunto un accordo di pace duraturo e la prospettiva di negoziati sostanziali rimane incerta.

Mohammed Bagher Qalibaf, capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano, ha avvertito su X che Teheran non accetterà “negoziati all’ombra delle minacce” e che la Repubblica islamica è pronta a “scoprire nuove carte sul campo di battaglia”.