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22 aprile 2026 - Aggiornato alle 21 aprile 2026 23:46
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la guerra

Hormuz resta chiuso, ma i missili si fermano: l'incredibile (nuova) inversione a U di Trump sull'Iran

Niente attacco, almeno per ora. Il Presidente prolunga la tregua a tempo indeterminato su richiesta del Pakistan e legge l'Antico Testamento, ma i suoi "post di guerra" notturni continuano a spaventare i diplomatici

21 Aprile 2026, 23:29

23:30

Hormuz resta chiuso, ma i missili si fermano: l'incredibile (nuova) inversione a U di Trump sull'Iran

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Post notturni sulla guerra all’Iran, rievocazioni di conflitti del passato e, di prima mattina negli Stati Uniti, un no secco all’estensione del cessate il fuoco: senza un’intesa, ci sarebbero state “molte bombe”. Poi la capriola a poche ore dalla scadenza della tregua: con un messaggio misurato, privo di invettive, Donald Trump ha annunciato una proroga praticamente a tempo indeterminato. Un’inversione a U che, secondo molti, ha ricordato l’ennesimo “Taco Tuesday”, interpretata come la mossa di un leader ansioso di chiudere la guerra.

Rintanato alla Casa Bianca, il presidente ha inaugurato la giornata con toni trionfalistici. «Ho appena dato un’occhiata a un piccolo grafico: la Prima guerra mondiale è durata quattro anni e tre mesi. La Seconda sei anni. La guerra di Corea, tre anni. Il Vietnam, 19 anni. L’Iraq, otto anni», ha dichiarato a Cnbc. «Avrei vinto in Vietnam e in Iraq molto rapidamente se fossi stato presidente», ha aggiunto, lasciando intendere di poter liquidare con rapidità anche il conflitto con l’Iran.

Conclusa un’intervista che avrebbe dovuto durare 20 minuti ma si è protratta per quasi 45, Trump ha trascorso l’intera giornata di martedì in una serie di riunioni su come procedere con Teheran. Al suo fianco il vicepresidente JD Vance, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, il segretario di Stato Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth.

Con l’avvicinarsi della scadenza del cessate il fuoco — mercoledì sera a Washington, martedì sera in Pakistan — la tensione è aumentata al 1600 di Pennsylvania Avenue. Di fronte alla rigidità iraniana, il presidente ha valutato di cancellare il viaggio di Vance, Witkoff e Kushner a Islamabad, per poi decidere di rinviarlo a tempo indefinito.

Pochi minuti dopo, sul suo social Truth, ha annunciato l’estensione della tregua mantenendo però il blocco a Hormuz: «Accogliamo la richiesta di Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan di sospendere il nostro attacco contro l’Iran finché i suoi leader e rappresentanti non saranno in grado di formulare una proposta unitaria».

Un annuncio a sorpresa, seguito da un’apparizione pubblica alla Ncaa Collegiate National Championship alla Casa Bianca e da una lettura di un brano dell’Antico Testamento per le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti, in un video intitolato “L’America legge la Bibbia”. Il passo scelto, dal Secondo libro delle Cronache 7:11-22, include il celebre versetto 14: «Se il mio popolo, che è chiamato con il mio nome, si umilierà, pregherà, cercherà il mio volto e si convertirà dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò la sua terra

La sollecitazione di Islamabad a sospendere l’attacco ed estendere la tregua ha offerto a Trump una via d’uscita, almeno temporanea, da un conflitto che vuole chiudere a ogni costo, anche per l’alto prezzo politico che sta pagando sul fronte interno. Per l’amministrazione è stato un sospiro di sollievo. Che i negoziati fossero in salita era apparso evidente negli ultimi giorni, complice la “diplomazia sui social” del presidente che — come ammesso da alcuni suoi consiglieri — ha danneggiato i colloqui e incrinato ulteriormente la già scarsa fiducia dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti.

Il rapido alternarsi di toni bellici e aperture alla pace è diventato il tratto distintivo dell’approccio trumpiano al dossier: solo lunedì il presidente è passato più volte dall’ipotesi di un accordo imminente all’avvertimento che “molte bombe” avrebbero “iniziato a esplodere” in caso di fallimento dei negoziati. E non è stato dimenticato come, a inizio mese, avesse minacciato l’estinzione di «un’intera civiltà», quella iraniana.

Da Teheran, però, non arrivano segnali di distensione. «La parte sconfitta non può dettare le condizioni. La continuazione dell’assedio non è diversa da un bombardamento e deve essere contrastata con una risposta militare», afferma sui social Mahdi Mohammadi, consigliere del presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf, sostenendo che la proroga del cessate il fuoco voluta da Trump «non significa nulla». «Inoltre, la proroga del cessate il fuoco da parte di Trump è certamente uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa. È giunto il momento per l’Iran di prendere l’iniziativa», conclude Mohammadi.