Giudiziaria
La Procura generale di Roma chiede l'assoluzione per Andrea Delmastro sul caso Cospito
«Il fatto non costituisce reato» perché non c'era certezza sulla segretezza degli atti
La Procura generale di Roma ha chiesto assoluzione per l’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro accusato di rivelazione di segreto d’ufficio in relazione al caso dell’anarchico Alfredo Cospito. Il pg ha chiesto di fare cadere le accuse con la formula perché il «fatto non costituisce reato». In primo grado l’esponente di Fdi è stato condannato ad 8 mesi con pena sospesa.
Nel corso della requisitoria il sostituto procuratore generale, Tonino Di Bona, davanti ai giudici della terza Corte di Appello della Capitale, nel motivare l’assoluzione per Delmastro - presente in aula - ha affermato che «non vi era certezza sulla segretezza» degli atti diffusi su cui «c'era limitata divulgazione ma nessuno ne aveva segnalata la riservatezza».
La sentenza di appello per l’ex sottosegretario alla Giustizia slitta al 20 maggio. Al termine della discussione i giudici della terza corte di Roma hanno fissato la nuova data per la lettura della sentenza. Per l'imputato il pg ha chiesto l’assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
«Era inevitabile questa richiesta - commenta l’avvocato Giuseppe Valentino, difensore di Delmastro -. Io vorrei capire quale segreto sia stato divulgato, quale anomalia vi sia stata. Non erano atti classificati, non c'era nulla che potesse giustificare tutto ciò che è accaduto finora. Quindi io mi auguro vivamente che si faccia una lettura organica e coerente con la sostanzialità di questo processo e siamo in attesa della sentenza fiduciosi».