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Compleanni

Renato Quaglia a 108 anni è il carabiniere più anziano d'Italia: dalla guerra e dal lager all'amore eterno per la divisa

Nato nel 1918 a Cerrina Monferrato, si è arruolato nel 1937

22 Aprile 2026, 19:56

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Renato Quaglia a 108 anni è il carabiniere più anziano d'Italia: dalla guerra e dal lager all'amore eterno per la divisa

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«La mia vita è stata travagliata. A 19 anni sono entrato nell’Arma. Ho fatto 5 anni di guerra, 2 anni di campo di concentramento nazista. E mi è sempre andata bene. Nella disgrazia ho avuto sempre fortuna». Lo racconta il carabiniere più anziano d’Italia, Renato Quaglia, che sabato 25 aprile spegnerà 108 candeline a Garessio, in provincia di Cuneo, il comune che nel 2024 gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

«Fino a un paio di anni fa camminavo come un bersagliere, adesso nemmeno come il carabiniere che fa la pattuglia», dice sorridente. Nato nel 1918 a Cerrina Monferrato, si è arruolato nel 1937. «Già da ragazzino volevo fare il militare. L’8 settembre del '37 sono entrato nella caserma Cernaia, a Torino, e ne sono uscito carabiniere nel giugno dell’anno dopo. Mi hanno assegnato a Palazzo Reale, là sono stato in servizio due anni».

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L’esperienza nella corte sabauda gli è valsa il soprannome di "carabiniere reale", come lo chiamavano affettuosamente i suoi superiori e anche oggi i commilitoni in congedo. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, fu mandato in Albania sbarcando a Durazzo, e combatté insieme agli alpini della divisione Julia per sei mesi, fino all’invasione italiana della Grecia: «Fino ad allora non sapevo cosa fosse la guerra, ma poi ho capito di che si trattava». Dopo l’armistizio dell’8 settembre, il suo battaglione cadde in un’imboscata tedesca a Nova Gradisca, in Croazia. Quaglia venne portato nel campo di concentramento Stalag III-C, 80 chilometri a Est di Berlino. Quando arrivarono gli alleati, venne liberato dopo 25 mesi di prigionia, passati lavorando in una fabbrica che produceva munizioni per mitragliatrici antiaeree.

Ottant'anni dopo, Renato dichiara ancora amore eterno per la divisa. «L'Arma è stata la mia vita, perché oltre a darmi la pagnotta, mi ha dato grandi soddisfazioni. Non è un lavoro, è una missione».