l'inchiesta
I segreti nel telefono di Alice: si scava nella vita digitale della sopravvissuta alla "strage della ricina"
Svolta a Pietracatella per la strage della ricina. Sequestrato lo smartphone della figlia maggiore, parte offesa nell'indagine sui medici: il 28 aprile via agli esami irripetibili su chat e ricerche web
Il tragico epilogo di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, uccise a Pietracatella dalla ricina, il letale “veleno delle spie”, conosce un nuovo e cruciale sviluppo investigativo.
Quello che in un primo momento era stato catalogato come una fulminea intossicazione alimentare durante le festività natalizie è rapidamente confluito nell’ipotesi di duplice omicidio, spingendo gli inquirenti a indagare non solo su quanto finito in tavola, ma anche nella sfera digitale dei protagonisti.
La novità, resa nota dal programma di Rai 3 “Chi l’ha visto?”, riguarda il sequestro del telefono cellulare di Alice, figlia maggiore di Antonella e unica superstite illesa poiché assente alla cena del 23 dicembre. Il dispositivo è stato acquisito per accertamenti tecnici irripetibili.
Il provvedimento, disposto dalla Procura, si inserisce nel filone dell’inchiesta che coinvolge cinque sanitari, nel quale la giovane è formalmente indicata come parte offesa.
La data fissata per la perizia informatica è il 28 aprile: gli esperti procederanno all’estrazione di una vasta quantità di dati, tra cui chat, note, cronologia di navigazione, ricerche sul web, informazioni di geolocalizzazione, email e profili social. Un patrimonio informativo che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire le comunicazioni di quei giorni e la scansione temporale delle richieste di aiuto.
Il fuoco degli investigatori è puntato anche sulla gestione clinica dell’emergenza. Tra il 25 e il 26 dicembre, madre e figlia si erano presentate per due volte al Pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso, venendo dimesse in assenza di riscontri specifici. Il 27 dicembre la situazione è precipitata: Sara è deceduta in Terapia intensiva, seguita a breve distanza dalla madre.
Per questa presunta catena di errori, tre medici del pronto soccorso e due della guardia medica risultano indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni e responsabilità professionale.
Intanto, il capitolo del veleno si fa sempre più intricato. Escluse fin da subito l’ipotesi dei funghi tossici e l’ingestione accidentale di topicida, le analisi del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, diretto dal professor Carlo Locatelli, convergono sulla ricina: una potentissima citotossina di origine vegetale, priva di antidoto e capace di mimare i sintomi di una grave gastroenterite.
Trattandosi di una sostanza di complessa estrazione, non facilmente reperibile e storicamente associata ad ambienti di intelligence, gli esperti non escludono che possa essere stata acquistata illegalmente sul dark web.
Mentre diciannove campioni alimentari prelevati nell’abitazione restano sotto esame presso l’Istituto Zooprofilattico di Teramo, si attendono ancora gli esiti delle analisi sui campioni biologici di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, ricoverato allo Spallanzani di Roma.