La guerra
Terremoto al Pentagono: silurato il segretario della Marina Usa. L'Iran annuncia i primi incassi dallo Stretto di Hormuz
John Phelan lascia l'incarico con effetto immediato dopo mesi di tensioni con il capo della Difesa Hegseth. Nel frattempo, Teheran fa sapere di aver depositato i primi introiti derivanti dai pedaggi navali
Il Pentagono ha comunicato che il segretario della Marina americana, John Phelan, lascia l'incarico con effetto immediato. L'uscita di scena del più alto civile in grado della Us Navy avviene in un momento di estrema delicatezza internazionale, nel pieno del blocco nello Stretto di Hormuz, e non è stata accompagnata da spiegazioni ufficiali. La guida della Marina verrà assunta in via temporanea dal suo vice, Hung Cao.
Nonostante il silenzio ufficiale, i media statunitensi riferiscono che il licenziamento di Phelan è il culmine di mesi di crescenti tensioni con il capo del Pentagono, Pete Hegseth. Ad alimentare i malumori sarebbero stati i rapporti molto stretti tra l'ex segretario e il presidente Donald Trump, caratterizzati da frequenti colloqui telefonici e incontri nella residenza di Mar-a-Lago. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata la decisione di Phelan di suggerire direttamente al presidente un piano di ammodernamento della flotta, scavalcando di fatto la catena di comando e l'autorità di Hegseth, una mossa che il capo della Difesa non ha tollerato.
Parallelamente, sul fronte della crisi mediorientale, un alto funzionario del Parlamento iraniano ha reso noto che Teheran ha iniziato a riscuotere i dazi imposti sul traffico navale nel cruciale snodo dello Stretto di Hormuz, un'iniziativa intrapresa nel contesto dell'attuale braccio di ferro con Stati Uniti e Israele. Come riportato dall'agenzia di stampa Tasnim e confermato da altri media locali, il vicepresidente del Parlamento Hamidreza Hajibabaei ha dichiarato pubblicamente: «I primi introiti derivanti dai pedaggi dello Stretto di Hormuz sono stati depositati sul conto della Banca Centrale». Le autorità iraniane si sono limitate a questa affermazione, senza fornire ulteriori dettagli in merito all'entità delle somme riscosse.