il caso
L'Illusione Azzurra: perché il ripescaggio al Mondiale è pressoché impossibile
Le regole parlano chiaro: nessuna wild card per i quattro volte campioni. La geografia del torneo e le quote continentali impediscono l'improbabile scambio con l'Iran
L’ipotesi solletica l’istinto del tifo italiano, ma i Mondiali non funzionano come una lista d’attesa dalla quale essere chiamati a sorpresa.
Il punto non ammette ambiguità: l’Iran si è qualificato regolarmente sul campo per il torneo in programma negli Stati Uniti, in Messico e in Canada, e il 15 aprile 2026 lo stesso presidente Gianni Infantino ne ha ribadito senza equivoci la partecipazione. Finché non intervengano un’esclusione formale, una sospensione o un ritiro effettivo, non esiste alcun posto vacante da riassegnare.
Anche nell’eventualità estrema in cui la FIFA, attraverso il Bureau del Consiglio o applicando il proprio Codice Disciplinare, disponesse un’espulsione, non scatterebbe in alcun modo un ripescaggio automatico in base al blasone o all’appeal commerciale di una nazionale. L’Italia, eliminata amaramente il 31 marzo 2026 nello spareggio con la Bosnia-Erzegovina, non gode di alcuna corsia preferenziale.
A chiudere ogni spiraglio agli azzurri sono, innanzitutto, l’architettura del torneo e il principio di equilibrio tra confederazioni. Il sorteggio finale di Washington del 5 dicembre 2025 ha consolidato un tabellone a 48 squadre secondo quote continentali definite con largo anticipo, fissando sedi e calendario. Rimpiazzare l’Iran, rappresentante dell’area asiatica (AFC), con l’Italia, appartenente alla UEFA, significherebbe alterare in modo clamoroso la ripartizione approvata.
La logica della competizione è ferrea: se venisse meno una nazionale asiatica, l’eventuale soluzione andrebbe reperita all’interno dello stesso perimetro confederale, non certo regalando uno slot a una federazione europea già bocciata dal campo.
La storia del calcio corrobora questa prassi. I rari precedenti di rilievo, come la Danimarca ripescata al posto della Jugoslavia a Euro ’92, o le misure adottate contro la Russia nel 2022, dimostrano che ogni subentro o rimodulazione resta confinato nella medesima confederazione e nel relativo percorso di qualificazione. L’esclusione della Russia, per esempio, comportò un accesso diretto della Polonia all’interno del quadro UEFA, senza stravolgimenti extra-continentali.
