LA SENTENZA
Ventiquattro anni per Chiara Petrolini: colpevole di un omicidio, assolta per l'altro
La Corte di assise di Parma riconosce premeditazione e rapporto di discendenza. Motivazioni attese entro 70 giorni
Ventiquattro anni e tre mesi. Tanto ha deciso la Corte di assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, per Chiara Petrolini, la 22enne di Traversetolo accusata di aver partorito due neonati e di averli sepolti nel giardino di casa. La sentenza è arrivata dopo poco più di tre ore di camera di consiglio. In aula, la ragazza ha ascoltato la lettura del dispositivo senza tradire alcuna emozione, poi è uscita accompagnata dai carabinieri.
Il verdetto è più articolato di quanto la sola pena lasci intendere. La Corte ha condannato Petrolini per l'omicidio del secondo neonato - partorito il 7 agosto 2024 e trovato sepolto nel giardino di via Baietta a Vignale di Traversetolo il 9 agosto - riconoscendo due aggravanti pesanti: la premeditazione, fondata in larga parte sulle decine di ricerche effettuate dall'imputata sul web nei giorni precedenti, e il rapporto di discendenza. Per quel bambino, i consulenti medico legali avevano stabilito una causa di morte inequivocabile: dissanguamento, dopo il taglio del cordone ombelicale.
L'assoluzione per il primogenito e il nodo delle motivazioni
Sul primo neonato — partorito il 12 maggio 2023, le cui ossa erano state scoperte un mese dopo il ritrovamento del secondo corpo, il 7 settembre 2024 — la Corte ha invece pronunciato assoluzione perché il fatto non sussiste. La ragione più probabile, almeno in attesa del deposito delle motivazioni entro 70 giorni, è l'incertezza sulla causa del decesso: senza una prova medica certa, il castello accusatorio non ha retto. I giudici hanno comunque riconosciuto la soppressione di cadavere per il bimbo del 2023, mentre hanno riqualificato la condotta relativa al secondo — sepolto meno in profondità, tanto che fu un cane ad annusare il corpo e segnalarlo — nel meno grave reato di occultamento di cadavere.
L'aula, i genitori schermati, la fuga dell'ex
L'aula della Corte di assise era gremita: giornalisti, amici della famiglia, cittadini. Quando il presidente Conti ha terminato la lettura, alcuni amici dei genitori di Chiara hanno alzato le giacche per fare scudo ai due, impedendo ai cronisti di avvicinarsi. Una scena muta, rivelatrice del peso che una famiglia intera sta portando da settembre 2024, da quando la ragazza fu posta agli arresti domiciliari.
Samuel Granelli, ex fidanzato e padre biologico di entrambi i bambini — che non si era mai accorto delle gravidanze — è uscito di corsa dall'aula prima ancora che si spegnesse l'eco della sentenza. «È scappato, vorrei raggiungerlo per capire come sta», ha detto ai giornalisti la sua avvocata Monica Moschioni, che lo assiste come parte civile. «Samuel — ha spiegato la legale — voleva essere riconosciuto nel suo diritto di padre, nel suo diritto di esserci nella vita di questi bambini. Nessuna sentenza, nessuna pena gli restituirà questo. Spero possa arrivare un gesto da parte di Chiara: era quello che si aspettava, non ha mai invocato vendette o condanne.» L'uomo, ha aggiunto Moschioni, «si è sentito ignorato oltre che tradito, completamente escluso da questa vicenda. E anche nell'intero processo non ha sentito riconosciuto il suo ruolo».