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SCENARI

Spagna fuori dalla Nato? La minaccia americana e quello che prevedono i trattati: cosa può fare davvero Washington

La mail del Pentagono ha scosso l'Alleanza, ma il testo del 1949 non contempla sospensioni

24 Aprile 2026, 16:11

16:20

Può davvero essere esclusa la Spagna dalla Nato?

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Pedro Sánchez ha risposto con tre parole: «Non lavoriamo con le email». Secco, quasi sprezzante. Eppure quella mail interna del Pentagono - diventata di pubblico dominio nelle ultime ore - ha sollevato una questione che va ben oltre il nervosismo diplomatico del momento: è davvero possibile sospendere uno Stato dalla Nato?

La risposta, a leggere bene il Trattato del Nord Atlantico firmato a Washington il 4 aprile 1949, è no. O almeno: non è previsto. Il testo fondativo dell'Alleanza contiene l'articolo 5 sulla difesa collettiva, l'articolo 4 sulla consultazione, l'articolo 10 sugli ingressi. Ma per le uscite c'è soltanto l'articolo 13, che prevede una sola strada: quella volontaria. Preavviso di un anno, notifica al governo americano depositario del trattato, e si va. Nessuna clausola di espulsione, nessuna procedura di sospensione, nessun meccanismo disciplinare. La cornice legale è lacunosa per scelta originaria: la Nato nacque come patto tra sovrani, non come organizzazione dotata di poteri sanzionatori interni.

Settantasei anni, zero espulsioni

La storia conferma il limite. In tre quarti di secolo non esiste un solo precedente di Stato cacciato dall'Alleanza. Ci sono però casi istruttivi di disimpegno parziale. Nel 1966 la Francia di de Gaulle abbandonò il comando militare integrato, ma non la Nato: restò pienamente nell'Alleanza sul piano politico e ci rientrò militarmente solo nel 2009. Nel 1974 la Grecia fece qualcosa di simile, durante la crisi di Cipro, senza mai varcare la soglia dell'uscita formale. La logica prevalente, in entrambi i casi, fu quella del contenimento del conflitto interno — non della sanzione espulsiva.

La stessa Spagna conosce bene questa geometria flessibile. Entrata nell'Alleanza il 30 maggio 1982 come sedicesimo membro, confermò la permanenza con il referendum del 12 marzo 1986, ma a condizioni precise: niente integrazione piena nella struttura militare, niente armi nucleari sul suolo nazionale, riduzione della presenza americana. Un rapporto più negoziato che subordinato, fin dall'inizio.

Il nodo del consenso

C'è poi un secondo ostacolo, ancora più pratico del primo. La Nato decide per consenso. Non a maggioranza, non per blocchi, non con un direttorio di grandi potenze. Il North Atlantic Council — il principale organo politico dell'Alleanza — non vota: negozia, finché non si raggiunge un accordo accettabile per tutti. Il che significa che qualsiasi misura formale contro Madrid richiederebbe, paradossalmente, anche il consenso della Spagna stessa, seduta al tavolo come alleato sovrano.

Una sospensione formale, dunque, non sarebbe solo giuridicamente imprevista: sarebbe politicamente quasi impraticabile. Per realizzarla servirebbe una costruzione giuridica nuova, esterna al testo del 1949, approvata all'unanimità e recepita secondo le procedure costituzionali di ciascun Paese membro. Un percorso da anni, non da settimane.

Perché Madrid è finita nel mirino

La tensione non nasce nel vuoto. L'irritazione americana riguarda il rifiuto di alcuni alleati — Spagna, Francia, Regno Unito — di dare copertura piena all'azione militare statunitense nell'attuale guerra contro l'Iran. Madrid ha negato l'uso di basi e spazio aereo, invocando il diritto internazionale. Ma nel caso spagnolo, al dissenso sulla guerra si somma un contenzioso più vecchio: la spesa militare. Nel 2024 la Spagna destinava alla difesa appena lo 0,92 per cento del Pil — il valore più basso dell'intera Alleanza. La stima per il 2025 la porta al 2 per cento, sulla soglia minima del Defence Investment Pledge, con un balzo da 23 a 33 miliardi di dollari. Un salto notevole, ma che arriva dopo anni di diffidenze e pressioni accumulate.

Eppure ridurre la Spagna ad «alleato inadempiente» sarebbe un'operazione semplicistica. Sul territorio spagnolo si trovano due infrastrutture strategiche per gli Stati Uniti: la base navale di Rota e la base aerea di Morón. Madrid partecipa alle missioni di deterrenza sull'asse orientale. La stessa mail del Pentagono, stando alla ricostruzione di Reuters, riconoscerebbe che una sospensione avrebbe un effetto operativo limitato ma un impatto simbolico enorme.

La vera leva: non l'espulsione, ma l'isolamento

Ed è qui il punto politico reale. Se l'espulsione formale è quasi impraticabile, esistono strumenti più sottili — e più credibili. La mail menzionava l'esclusione dei paesi «difficili» da incarichi Nato importanti, da ruoli di visibilità, da posizioni chiave nelle strutture dell'Alleanza. In un'organizzazione che vive di consultazione quotidiana e di equilibri di influenza, l'isolamento politico può pesare moltissimo anche senza trasformarsi in sanzione giuridica.

La minaccia di sospendere la Spagna, insomma, sembra costruita per fare rumore più che per essere eseguita. Un messaggio disciplinare rivolto all'Europa intera, inviato attraverso il caso spagnolo. La Nato non ha mai cacciato nessuno in settantasei anni. Ma sa benissimo come rendere la vita difficile a chi non si allinea.