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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 10:52
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i blocchi

Hormuz, il mare sequestrato: perché le catture di navi da parte di USA e Iran stanno spingendo il commercio globale su un crinale pericoloso

Dietro i blitz navali, i richiami al diritto internazionale e gli equipaggi bloccati, si sta giocando una partita che riguarda non solo il Golfo ma anche energia, prezzi e credibilità delle regole del mare

25 Aprile 2026, 10:07

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La tregua non "sblocca" Hormuz: solo cinque navi (e nessuna petroliera) l'hanno attraversato

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L’immagine che definisce la crisi non sono le navi o i comunicati, ma i marittimi: uomini confinati su rotte minate da droni, mine e abbordaggi. Il flusso non è più libero e il mare, da corridoio, diventa arma: il danno supera il Golfo. La presa di posizione più netta arriva dalla International Chamber of Shipping: John Stawpert condanna sia i sequestri iraniani sia le catture statunitensi come violazioni del diritto internazionale e chiede il rilascio immediato degli equipaggi. Messaggio: navi e marinai non possono essere leva geopolitica.

La sequenza è chiara. Gli USA annunciano la cattura della petroliera Majestic X, già sanzionata nel 2024 come Phonix per traffici di greggio iraniano, intercettata nell’Oceano Indiano mentre puntava a Zhoushan; Washington parla di rete globale di supporto a Teheran. Due giorni prima l’IRGC blocca nello Stretto di Hormuz la MSC Francesca (Panama) e la Epaminondas (greca), accusandole di navigare senza permessi e con sistemi alterati; scortate a Bandar Abbas, circa 40 marittimi con movimenti limitati ma trattamento corretto. È un tit for tat con posta in gioco la libertà di navigazione.

Sul piano giuridico non c’è una sentenza, ma l’IMO ribadisce che la freedom of navigation è non negoziabile: gli stretti non possono essere chiusi né sottoposti a pedaggi o condizioni discriminatorie. La ICS avverte: se tutti fermano navi civili per sicurezza, sanzioni o ritorsione, l’eccezione diventa regola e il mare perde neutralità. Gli equipaggi pagano il prezzo più alto: l’IMO stima 20.000 seafarers bloccati e quasi 2.000 navi intrappolate; ICS e ITF denunciano paura, turni saltati e sbarchi medici negati. I marittimi non sono in colpa. Hormuz non è un passaggio qualunque: da qui passa ~20% del petrolio via mare. Da 129-141 transiti/giorno si è scesi a 6 in marzo (-95%/-97%). Non solo greggio: LNG e fertilizzanti.

Nel 2024: 14,3 milioni b/g e 10,4 mld piedi cubi di LNG, per l’Asia (84% e 83%). La militarizzazione spinge costi e inflazione. Gli effetti: tra 27 feb e 9 mar 2026 petrolio +27%, gas +74%; noli BCTI +72%, BDTI +54%. Brent oltre 100$, +35% sul prebellico; per l’Europa un costo di ~500 milioni €/giorno.

Un terzo dei fertilizzanti marittimi passa da Hormuz; dal Golfo 16 mln t nel 2024: gas caroazotati in salitapressione sui prezzi alimentari.