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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 15:37
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il caso famiglia nel bosco

La casa è pronta, ma i letti restano vuoti: il trasloco della speranza e le parole di Nathan

Nathan Trevallion completa il trasloco offerto dal Comune. "Accetto tutto per riaverli", ma il Tribunale frena sul ritorno dei figli

25 Aprile 2026, 11:47

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La casa è pronta, ma i letti restano vuoti: il trasloco della speranza e le parole di Nathan

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L’abitazione è già pronta, con i letti rifatti e le coperte riposte negli armadi. Però non ci sono i bambini.

A Palmoli, piccolo centro dell’entroterra chietino, il trasloco avviato da Nathan Trevallion rappresenta l’ultimo, ostinato tentativo di un padre di piegarsi alle regole della giustizia pur di riabbracciare i propri figli.

La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, balzata all’attenzione nazionale, è arrivata a un passaggio insieme logistico e sentimentale decisivo.

Dopo mesi di allontanamenti, polemiche e perizie, Trevallion ha iniziato a riempire di scatoloni l’alloggio temporaneo messo a disposizione dal Comune di Palmoli, dove la famiglia dovrebbe risiedere durante i lavori di messa a norma del vecchio casolare. Il 7 aprile 2026 ha formalizzato il trasferimento firmando un contratto di comodato gratuito biennale, sancendo così la fine, almeno provvisoria, dell’isolamento nel bosco.

Nathan si è detto pronto ad accettare qualunque prescrizione pur di riabbracciare i bambini. Dalla scelta dell’abitazione alle vaccinazioni, fino alla frequenza scolastica, la famiglia dichiara di adeguarsi a tutti i punti contestati.

Ma Trevallion, con lucidità, ha precisato che considererà compiuto il trasloco solo quando la nuova casa diventerà davvero la dimora dei figli. Per la giustizia minorile, tuttavia, questa disponibilità “materiale” non è sufficiente ad aprire le porte della struttura protetta. La curatrice legale dei minori, Marika Bolognese, pur riconoscendo i progressi, fissa un discrimine netto: accettare una nuova sistemazione o adempiere a prescrizioni pratiche non equivale al pieno recupero delle competenze genitoriali, tanto sul piano clinico quanto su quello emotivo.

Il sistema giudiziario ribadisce la differenza tra il miglioramento delle condizioni di vita e la reale capacità di garantire ai bambini una crescita stabile e tutelata. Per i professionisti coinvolti, la domanda cruciale non è solo “dove” vivranno i minori, ma “come” e con quale rete di sostegno.

Intanto, il tempo scorre sulla bambina di 9 anni e due gemelli di 7. L’allontanamento dalla casa isolata risale al novembre 2025, un trauma aggravato dalla controversa decisione del 6 marzo 2026, quando anche la madre, Catherine Birmingham, è stata allontanata dalla struttura che ospitava i figli.

Ora gli spiragli dipendono dalle decisioni della Corte d’Appello dell’Aquila, chiamata a pronunciarsi sul ricorso contro l’allontanamento della madre e sulla possibile riapertura del percorso di ricongiungimento. L’udienza del 21 aprile 2026 si è trasformata in una trattazione scritta con decisione riservata, lasciando la famiglia in attesa.