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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:57
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l'inchiesta

I segreti della strage della ricina in un iPhone: dosi 250 volte oltre il limite

Sequestrato il cellulare di Alice, la figlia sopravvissuta. Gli inquirenti a caccia di un diario digitale dei pasti e delle chat della ragazza. I referti del Centro antiveleni di Pavia smentiscono l'errore domestico. Per Antonella e Sara è stato un duplice omicidio premeditato

25 Aprile 2026, 13:01

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I segreti della strage della ricina in un iPhone: dosi 250 volte oltre il limite

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Il caso di Pietracatella ha assunto i contorni cupi di un thriller giudiziario: quella che appariva come una tragica intossicazione alimentare è ora al centro di un’inchiesta per duplice omicidio premeditato.

Le vittime, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia quindicenne Sara Di Vita, non sarebbero morte per un incidente domestico.

Le analisi del Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri di Pavia hanno infatti rilevato nel sangue concentrazioni di ricina 250 volte superiori alla dose letale.

Gli inquirenti lavorano sull’ipotesi di un avvelenamento in due tempi, avvenuto tra il 23 e il 28 dicembre 2025.

La ricostruzione temporale suggerisce due distinte somministrazioni della tossina: dopo i primi malori, insorti prima di Natale e seguiti da un accesso in ospedale con successiva dimissione, una seconda dose — presumibilmente somministrata intorno al 26 dicembre, celata in una bevanda o in un alimento di uso comune — avrebbe determinato il rapido aggravamento e il decesso tra la sera del 27 e la mattina del 28 dicembre.

Nel mirino degli investigatori ci sono ora le posizioni dei superstiti. Il padre, Gianni Di Vita, è scampato alla morte e i suoi campioni biologici sono risultati negativi alla tossina.

La procuratrice Elvira Antonelli ha però chiarito che tale esito non equivale a un’esclusione di responsabilità, potendo dipendere dalla naturale degradazione della sostanza nel tempo intercorso prima degli esami.

Figura chiave è anche la figlia maggiore, Alice, rimasta illesa perché la sera del 23 dicembre si trovava in pizzeria con amici e non partecipò alla cena di famiglia.

Il suo iPhone è stato sequestrato per l’analisi di chat, geolocalizzazioni e, in particolare, di alcune note digitali con l’elenco dei pasti consumati dalla famiglia nei giorni cruciali.

La ricina non è una presenza accidentale sulla tavola: la sua preparazione implica competenze specifiche e una chiara finalità omicida, ed è capace di sviare i medici simulando un quadro di severa gastroenterite acuta.

Proprio per questo, un filone investigativo conduce all’Istituto agrario di Riccia, dove, sui computer della scuola, sarebbero state individuate ricerche recenti mirate sulla sostanza.

Tali interrogazioni informatiche, secondo quanto trapela, potrebbero essere riconducibili a persone vicine alla rete relazionale di Alice.

Parallelamente, gli accertamenti si estendono nel dark web per verificare un eventuale acquisto di semi di ricino.

Resta infine aperto un fascicolo sulle possibili responsabilità sanitarie, per stabilire se al Cardarelli i medici avrebbero potuto riconoscere il veleno in tempo utile a scongiurare l’esito fatale.