l'incontro
Papa Leone XIV ai popolari europei: basta slogan digitali, politica è incontro col popolo
Prossima tappa Acerra il prossimo 23 maggio, una ferita ancora aperta nella Terra dei Fuochi
Una sala vaticana gremita di parlamentari europei, volti noti del PPE – quel colosso del centrodestra continentale – rapiti da un Papa che non alza la voce, ma tocca corde profonde. È Leone XIV a dir loro a chiare lettere il suo messaggio: il popolo non è un pubblico passivo da slogan social, ma soggetto attivo, da coinvolgere faccia a faccia, "analogicamente". In un mondo di like e algoritmi, questo ritorno all'umano suona rivoluzionario, quasi profetico. E mentre riecheggiano le sue parole su De Gasperi e le radici cristiane, annuncia la visita ad Acerra il 23 maggio: un tuffo nella Terra dei Fuochi, dove il veleno dei rifiuti incontra la speranza delle famiglie.
Partiamo dall'udienza al PPE, perché lì Leone XIV dipinge un ritratto crudo della politica odierna. "Il popolo è chiamato a essere soggetto attivo, compartecipe di ogni azione", dice, con quel tono paterno che mescola rimprovero e invito. Basta populismi da consenso facile, elitismi da decisioni calate dall'alto: due mali gemelli che avvelenano l'Europa. Serve tempo, condivisione di progetti, amore alla verità. Pensateci: in un continente ferito da astensionismo record alle europee 2024 (52% affluenza), dove i social amplificano urla ma soffocano dialogo, il Papa propone un "tessuto di popolo". Contatto personale tra deputato e cittadino, per risolvere problemi concreti alla luce di un orizzonte ideale. "Ricreare sintonia, collaborazione", insiste, mentre i leader PPE – da Manfred Weber in giù – annuiscono, forse pensando alle sfide 2026: demografia in crisi, IA galoppante, migrazioni complesse.
E qui entra il nocciolo: perseguire ideali non significa abbracciare ideologie. "Quest'ultima è mistificazione della realtà, violenza su di essa", avverte Leone XIV. L'Europa contemporanea nasce dal fallimento di totalitarismi che l'hanno distrutta – nazismo, comunismo – e oggi rischia ricadute subdole, come un mercato disumanizzante o un digitale che isola. Ricorda De Gasperi, lo statista trentino che conobbe campi di concentramento e fame post-bellica: "Collocate la persona al centro, col fermento di fraternità evangelica, culto del diritto antico, della bellezza affinata nei secoli, volontà di verità e giustizia millenaria". Parole del 1954, ma fresche come pane caldo per il PPE, che si chiama "popolare" e non può ignorare il popolo.
La politica "urlata, di slogan", è incapace di curare la disaffezione diffusa. Per vincerla, dice il Papa, riconquistate le persone sul territorio: ricostruite reti, fatevi comunità partecipi del destino comune. Essere cristiani in politica? Non confessionalismo, ma Vangelo che illumina scelte dure. Lavorate per condizioni dignitose di impiego, che favoriscano ingegno e creatività contro mercati alienanti. Aiutate famiglie a superare paure – quella "molto europea" di figli e futuro. Affrontate migrazioni non con ideologia, ma realismo: cura per chi soffre, ma capacità vere di accoglienza e integrazione. E le grandi sfide? Cura del creato, intelligenza artificiale con opportunità immense ma pericoli letali. Infine, libertà non banalizzata a piacere, ma ancorata alla verità: tutelate coscienza, pensiero religioso ovunque, evitando "corto circuiti dei diritti" che aprono a sopraffazione.
Transizione perfetta alla visita ad Acerra, sabato 23 maggio. Lascia il Vaticano alle 8 in elicottero, atterra alle 8:45 al campo sportivo Arcoleo. Ad accoglierlo, un parterre campano di peso: monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra; Roberto Fico, presidente Regione Campania; prefetto Napoli Michele Di Bari; sindaco Tito d’Errico. Poi, Cattedrale alle 9:15 per vescovi campani, clero, religiosi e famiglie devastate dall'inquinamento – quelle con lutti per tumori, bimbi malati. Primo discorso lì, tra lacrime e preghiere. Alle 10:30, Piazza Calipari: sindaci e fedeli della Terra dei Fuochi, quel triangolo Napoli-Caserta-Aversa dove rifiuti tossici hanno avvelenato suolo e anime per decenni. Secondo intervento, poi rientro alle 12:45.
Acerra non è solo un nome: è simbolo di periferie dimenticate, dove la camorra scaricava veleni e lo Stato tardava a bonificare. Incidenza tumori al 20% sopra la media, famiglie spezzate – eco della denuncia di Francesco nel 2019. Leone XIV continua: dal digitale astratto all'analogico concreto, incontra il popolo ferito, ascolta voci reali.