English Version Translated by Ai
25 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:22
×

Reazioni

Fatture per le cure di Crans-Montana, l'Italia dice no: «Non pagheremo né ora, né mai»

Tensioni diplomatiche anche perchè per Berna il caso non si può considerare chiuso

25 Aprile 2026, 21:47

21:50

Fatture per le cure di Crans-Montana, l'Italia dice no: «Non pagheremo né ora, né mai»

Seguici su

L’Italia considera chiusa la partita delle fatture sanitarie per gli italiani di Crans-Montana curati in Svizzera. «Non pagheremo né ora, né mai» - chiarisce senza mezzi termini l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado - . «Qualora arrivassero al ministero della Salute l’Italia le rimanderà indietro», «non c'è nulla da negoziare».

Nelle interlocuzioni con Berna, Roma mette sul piatto sia la «responsabilità morale» delle autorità locali nel rogo di capodanno, sia gli aiuti prestati dal nostro paese nella stessa occasione: dalla Protezione civile inviata sul posto per soccorrere i feriti, ai ricoveri dei pazienti svizzeri all’ospedale Niguarda di Milano. Per tutto questo, che vale molto più dei 108mila euro di spese sanitarie chieste dalla Svizzera all’Italia, «non abbiamo chiesto nulla. Pretendiamo reciprocità», dice all’ANSA Cornado.

Ma per Berna il caso sembra non essere chiuso. Con l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) che richiama le regole vigenti sull'assistenza reciproca internazionale e chiarisce: «Le spese di cura sono disbrigate in Svizzera», poi «vengono fatturate all’assicuratore malattie estero competente (nel caso dell’Italia al sistema sanitario nazionale), non alla persona interessata».

«La copertura delle spese per l’assistenza medica alle vittime del rogo di Crans-Montana è garantita a prescindere dall’esito degli accertamenti in corso per stabilire le responsabilità». Tradotto: nessun trattamento speciale per i feriti di Crans-Montana.

La maggioranza continua a bollare come «inaccettabile e offensiva» la richiesta dei rimborsi: «l'Italia la respingerà al mittente», ribadisce il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan che fa comprendere come - al netto delle tensioni - il dialogo tra i due paesi sta proseguendo: «Ci aspettiamo un’evoluzione di tipo diverso», ovvero che la Svizzera torni sui suoi passi. «I rapporti Roma-Berna resteranno saldi. Questa è una vicenda singola che non influisce sull'insieme» - chiarisce - ma, proprio perché ci sono buoni rapporti, è necessario un chiarimento.

Un’aspettativa condivisa anche da Forza Italia, con Maurizio Gasparri: «Ci sarà qualcuno che riscoprirà dignità e lucidità e stroncherà questi ragionieri del nulla, che non fanno certamente onore alla Svizzera», da parte nostra «non staremo a dire che l’Italia con le sue strutture di soccorso e sanitarie è intervenuta senza distinguere la nazionalità di chi doveva essere curato e salvato in quei momenti drammatici».

Quanto alle famiglie dei ragazzi italiani feriti, anche Cornado si dice certo al 100% che non dovranno pagare un euro. Si aprirà un caso diplomatico con la Svizzera? «Io parlo di incomprensioni dovute da mentalità e aspettative diverse», risponde l’ambasciatore. Il quale spiega anche l’iter della richiesta che a breve potrebbe arrivare al ministero della Salute: «La mutua svizzera pagherà l’ospedale» locale per «il giorno di ricovero» degli italiani «e poi si rivolgerà al nostro ministero chiedendo il rimborso». Un’istanza che trae spunto da convenzioni sottoscritte circa vent'anni fa tra i Paesi, ma che, a suo avviso, in questo caso non può avere esito positivo, sia per la «responsabilità morale» delle autorità locali svizzere nell’incidente di Crans-Montana, sia per «le spese» già sostenute dall’Italia.

Le opposizioni incalzano. Per Angelo Bonelli «vista l'assenza di senso del limite da parte degli svizzeri, siccome noi abbiamo mandato elicotteri e protezione civile, abbiamo ospitato cittadini svizzeri nei nostri ospedali, bisogna mandare loro una parcella 10 volte più alta di quello che ci chiedono» e «aprire un problema diplomatico». Il dem Alessandro Alfieri predica pragmatismo: «Serve trovare delle soluzioni concrete: far leva sui canali di cooperazione esistenti». Il leader di Più Europa, Riccardo Magi, punta il dito: «Sarebbe ignobile e assolutamente inaccettabile anche solo l'ipotesi di aver pensato di far ricadere i costi delle cure sulle famiglie o sullo Stato italiano. Sarebbe inoltre ancor più incomprensibile alla luce del fatto che cittadini svizzeri sono stati curati presso l'ospedale Niguarda senza che fosse richiesto alcun pagamento».