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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:46
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Cena dei Corrispondenti

"Stasera ci saranno delle sparate": la profezia involontaria di Karoline Leavitt

La battuta della portavoce della Casa Bianca, resa poco prima che cominciasse la cena poi interrotta dalla sparatoria, risuona come una sorta di presagio

26 Aprile 2026, 14:25

14:30

Washington, una battuta, poi il boato: come la notte della cena dei corrispondenti è diventata una crisi di sicurezza

Karoline Leavitt

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Le parole pronunciate da Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, in un'intervista a Fox News poco prima della cena dei corrispondenti a Washington hanno il sapore di una profezia involontaria. «È pronto a dare battaglia. Ve lo dico, questo discorso di stasera sarà un classico di Donald J. Trump. Sarà divertente. Sarà spassoso. Stasera ci saranno delle sparate. Quindi tutti dovrebbero sintonizzarsi. Sarà davvero fantastico» ha detto Leavitt. Le parole stanno ora alimentando le teorie complottiste che circolano in rete. Questo perché l'espressione in inglese usata da Leavitt si presta ad una doppia interpretazione: le parole "there will be some shots fired tonight", possono infatti significare letteralmente «saranno sparati dei colpi stasera», ma anche (come nel contesto figurato usato dalla portavoce) lanciare un attacco verbale diretto e critico contro qualcuno, traducibili appunto con l'espressione «sparate» o "frecciate".

In un contesto normale la battuta sarebbe rimasta una formula da red carpet: un modo iperbolico, molto americano, per promettere battute pungenti. Ma ciò che è accaduto subito dopo ha trasformato quell'espressione in un dettaglio inquietante.

Cosa è accaduto al Washington Hilton

Gli spari all'Hilton hotel, dove era in corso la Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca, non sarebbero partiti dalla ballroom dove si trovavano il presidente, giornalisti, ospiti e membri dell’amministrazione, ma da un’area esterna o adiacente al percorso di accesso e ai controlli di sicurezza. Ad agire è stato un insegnante 31enne, Cole Tomas Allen.

Una serata già eccezionale prima degli spari

Il White House Correspondents’ Dinner non è una cena qualunque. È un appuntamento in cui il rapporto, spesso conflittuale, tra potere esecutivo e stampa si mette in scena in forma rituale: battute reciproche, appelli alla libertà di stampa, esibizione della vicinanza e insieme della distanza tra chi governa e chi racconta il potere. L’edizione del 2026 era già osservata con particolare attenzione perché segnava, secondo le principali cronache, la prima partecipazione di Trump come presidente a questo appuntamento, dopo anni di assenze e di aperto antagonismo con gran parte dei media nazionali.

Questo elemento spiega perché la notte del Washington Hilton abbia assunto subito una dimensione più vasta della sola emergenza di sicurezza. La serata doveva essere un test politico e simbolico: misurare se e come fosse possibile ristabilire almeno una tregua cerimoniale tra la Casa Bianca trumpiana e il mondo dei corrispondenti. Invece, il rito è stato spazzato via da una minaccia armata. Non è soltanto una coincidenza di calendario: è l’immagine di un sistema politico che fatica a ritrovare perfino i propri spazi di mediazione formale.

La lingua della politica quando incontra la violenza vera

Il caso Leavitt ha monopolizzato gran parte della conversazione online perché condensa in pochi secondi il problema del linguaggio politico contemporaneo. La frase era quasi certamente metaforica; il contesto televisivo e il tono lo suggeriscono con chiarezza. Eppure, il fatto che la realtà l’abbia seguita con impressionante immediatezza rende impossibile liquidarla come un dettaglio irrilevante. Non perché riveli qualcosa di occulto — non ci sono elementi seri per alimentare speculazioni — ma perché mostra quanto il vocabolario aggressivo sia diventato talmente normale da risultare quasi invisibile fino al momento in cui gli eventi lo rendono insostenibile.

In politica americana, come in molte democrazie contemporanee, parole come “colpire”, “sparare”, “distruggere”, “fare a pezzi” sono spesso usate per descrivere performance mediatiche, scontri elettorali o attacchi dialettici. È un lessico che promette energia, combattività, spettacolo. Ma quando una serata dedicata alla libertà di stampa viene interrotta da colpi veri, quel linguaggio perde la sua apparente neutralità retorica e mostra il rischio di fondo di un sistema pubblico saturo di violenza verbale.