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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:44
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L'ingegnere, l'arsenale, il piano e gli spari vicino la sala dove c'era Trump: anatomia di un attentato

Dalla California alla hall del Washington Hilton. Cole Tomas Allen aveva studiato ogni dettaglio per colpire l'esecutivo: il racconto di una notte folle

26 Aprile 2026, 16:05

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 L'ingegnere, l'arsenale, il piano e gli spari: anatomia di un attentato a Trump

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La sera del 25 aprile 2026, la mondanità di Washington si è trasformata in un incubo nel giro di pochi istanti. Alle 20:35, i brindisi della cena della White House Correspondents’ Association al Washington Hilton sono stati bruscamente sopraffatti dal crepitio degli spari.

Nella sala da ballo, affollata da circa 2.300 invitati — tra cui il presidente Donald Trump, la first lady Melania, il vicepresidente JD Vance, oltre a ministri, consiglieri e giornalisti — è esploso il panico. Mentre gli ospiti cercavano riparo sotto i tavoli, gli agenti del Secret Service sono balzati sul palco per evacuare il presidente e metterlo in sicurezza.

Il responsabile dell’attacco è stato identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, originario di Torrance, in California. Pesantemente armato con un fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli, è riuscito a superare il primo cordone di controllo dell’hotel, spingendosi fino a un checkpoint del Secret Service nella lobby, a un passo dalla sala da ballo.

Ne è seguito un violento confronto, durante il quale un agente è stato colpito, salvandosi soltanto grazie al giubbotto antiproiettile. Il sospetto è stato quindi disarmato e arrestato senza riportare ferite da arma da fuoco.

Come ha fatto un uomo così armato a infiltrarsi in un evento tanto blindato? Le prime ricostruzioni indicano che il dispositivo non è crollato dall’esterno, ma è stato aggirato e “perforato” dall’interno. Allen si era infatti registrato come cliente nei giorni precedenti, ritrovandosi già oltre i varchi perimetrali prima che, in vista dell’arrivo del presidente, Secret Service e TSA serrassero definitivamente gli accessi.

Le autorità federali, sotto la guida del procuratore generale ad interim Todd Blanche, indagano su un’azione che porta i segni di una lunga e lucida premeditazione. L’assalitore avrebbe compiuto un viaggio in treno dalla California a Chicago e poi a Washington, pianificando con anticipo l’attacco. Il movente resta da chiarire: investigatori stanno setacciando dispositivi elettronici e scritti del sospetto per individuarne le motivazioni.

Le parole di Blanche, tuttavia, appaiono inequivocabili: il mirino di Allen era puntato sui membri dell’amministrazione Trump e “con ogni probabilità incluso il presidente”.

Il profilo del trentunenne aggiunge ulteriori interrogativi. Lungi dall’essere uno sprovveduto, viene descritto come altamente istruito: laurea in ingegneria meccanica al California Institute of Technology (Caltech) e master in informatica, con anni di lavoro come tutor per una società di preparazione universitaria. Dai registri federali emerge anche una donazione di 25 dollari a un comitato per Kamala Harris nel 2024, un elemento che, isolatamente, non definisce una matrice ideologica e che gli inquirenti trattano con la massima prudenza.

Si tratta del Washington Hilton, lo stesso albergo dove nel 1981 fu ferito il presidente Ronald Reagan: a 45 anni di distanza, quel trauma riaffiora, generando un nuovo shock simbolico e operativo.