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26 aprile 2026 - Aggiornato alle 21:44
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il caso

La Fenice caccia Beatrice Venezi: cronaca di un divorzio annunciato

L'intervista choc in Argentina sui posti "di padre in figlio" fa esplodere l'orchestra. Il teatro annulla tutte le collaborazioni future con la direttrice

26 Aprile 2026, 19:11

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 La Fenice caccia Beatrice Venezi: cronaca di un divorzio annunciato:

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La Fondazione Teatro La Fenice ha comunicato la cessazione di ogni futura collaborazione con Beatrice Venezi, designata direttore musicale a partire da ottobre 2026.

È l’epilogo clamoroso di una crisi latente da mesi, esplosa in uno scontro senza precedenti su merito, politica e dignità professionale. La deflagrazione è avvenuta a Buenos Aires.

In un’intervista rilasciata a La Nación il 23 aprile, Venezi ha accusato le orchestre italiane di seguire logiche nepotistiche, sostenendo che i posti si trasmetterebbero “praticamente di padre in figlio”. Affermazioni che hanno messo in discussione la legittimazione dei professori d’orchestra della Fenice, la cui carriera si fonda su rigorosi concorsi pubblici internazionali.

Durissima la reazione della Rappresentanza Sindacale Unitaria: il sindacato ha bollato quelle parole come “lesive e offensive”, ritenendole tali da incrinare irrimediabilmente la fiducia necessaria tra chi dirige e chi suona. L’eco dell’intervista ha travolto l’ultimo argine a difesa della direttrice, inducendo a un brusco cambio di rotta persino il sovrintendente Nicola Colabianchi.

Fino ad allora principale sostenitore di Venezi — difesa con tenacia per mesi, nonostante scioperi e contestazioni — Colabianchi ha preso le distanze, rivendicando “l’alta qualità e la disponibilità” dell’orchestra.

Le radici della frattura risalgono all’autunno 2025. La nomina di Venezi fu percepita come una decisione calata dall’alto, priva di reale confronto con le maestranze, alimentando il timore che i rapporti politici prevalessero sul merito artistico.

A marzo 2026, le dimissioni clamorose di Alessandro Tortato, consigliere designato dal Ministero della Cultura, che aveva denunciato una vicenda divenuta “meramente politica”, hanno confermato la gravità istituzionale del caso.

Ne è seguito uno stallo sindacale durissimo: le sigle hanno denunciato un “ricatto inaccettabile” e la gestione del teatro è risultata di fatto paralizzata.

Oggi la Fenice naviga in acque inesplorate. Il comunicato del 26 aprile sancisce una cesura netta sul piano operativo. Resta un’incognita, tanto giuridica quanto organizzativa, sul conferimento pluriennale — previsto fino a marzo 2030 — che avrebbe dovuto iniziare tra pochi mesi.