La polemica
Crans-Montana, la Lega Ticinese attacca l’Italia: «Non pagheremo i costi sanitari»
Nuovo fronte polemico tra Italia e Svizzera: il consigliere nazionale Quadri parla di responsabilità altrui e rifiuta l’idea di un rimborso elvetico
Mentre cresce il conto che la Svizzera presenta all’Italia per le cure mediche dei feriti di Crans-Montana, si inasprisce anche lo scontro politico. A intervenire con toni duri è la Lega dei Ticinesi: sul Mattino della domenica, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri accusa l’Italia di “starnazzare” sulla vicenda e respinge l’ipotesi che sia la Confederazione a farsi carico delle spese. «Non ci sta bene – scrive – che i contribuenti svizzeri vengano ancora una volta chiamati a pagare per responsabilità altrui».
Intanto, la pressione economica sulle famiglie italiane aumenta. Oltre all’ospedale di Sion, anche altre strutture sanitarie elvetiche stanno inviando fatture molto elevate, con importi che in alcuni casi sfiorano i 200 mila euro, come una parcella recapitata da Zurigo.
Sul fronte italiano, l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, critica apertamente la gestione dell’emergenza. «Un errore grossolano sotto tutti i punti di vista, anche etici – afferma –. Siamo di fronte a una tragedia che poteva essere evitata, con soccorsi che non sono stati particolarmente efficaci».
Le indagini si concentrano ora sui minuti decisivi della notte di Capodanno, quando la festa di circa 200 giovani si trasformò in tragedia, con 41 morti e 115 feriti. Da domani, familiari e legali delle parti civili potranno visionare le immagini integrali registrate all’interno del locale Constellation durante l’incendio: un passaggio ritenuto cruciale per chiarire eventuali responsabilità.
Per molti genitori, però, si tratta di un momento difficile da affrontare. «So già cosa è successo, non ho bisogno di vedere nulla», dice Giuseppe Tamburi, padre di una delle vittime. Sulla stessa linea altri familiari, che preferiscono non esporsi a immagini considerate troppo dolorose.
Secondo gli esperti, la scelta di visionare i filmati deve restare personale. La psicologa dell’emergenza Roberta Brivio sottolinea come si tratti di una decisione complessa, da valutare caso per caso.
Diversa la posizione dei legali, che ritengono quei materiali fondamentali per ricostruire quanto accaduto. Le registrazioni delle telecamere, relative agli istanti tra l’1:20 e l’1:28 e alle aree circostanti, insieme alle fotografie scattate subito dopo l’incendio, potrebbero contribuire a chiarire le zone d’ombra sulla gestione della sicurezza e sull’evoluzione della tragedia. Il dossier resta comunque riservato e consultabile solo presso la polizia del Canton Vallese.